Tra gli interventi da svolgere su una barca a vela, che sia ordinaria manutenzione o emergenza poco importa, la salita in testa d’albero è di gran lunga il più impegnativo e rischioso. Di conseguenza, è necessario che questa operazione venga affrontata con una preparazione adeguata e un’attrezzatura di prim’ordine, e possibilmente con l’ausilio di altre persone. I motivi per i quali si deve periodicamente andare in testa d’albero sono legati alla manutenzione di tutto ciò che sta lassù: dalla stazione del vento all’antenna del Vhf, dalla luce di fonda alle crocette alte, ma spesso è necessario salire perché una drizza si è incattivata o, peggio, è finita dentro l’albero. Insomma, sono diverse le cause che richiedono un intervento del genere, e ahimè spesso non sono prevedibili, di conseguenza è necessario prepararsi all’eventualità di dover “scalare” l’albero.

I metodi sono sostanzialmente due: la salita con l’ausilio delle drizze oppure la salita su gradini. In entrambi i casi, ci sono diverse variabili rispetto alla manovra principale. Partiamo dalla salita su gradini, nettamente preferibile per comodità, sicurezza, stabilità e autonomia. Ma, piccolo dettaglio non trascurabile, servono appunto i gradini. Sulle barche più grandi sono spesso già previsti dal cantiere, altrimenti è l’armatore a scegliere di installarli in un secondo momento: in quest’ultimo caso è consigliabile rivolgersi sempre a professionisti, perché si tratta di praticare una lunga serie di fori sull’albero che potrebbero incidere parecchio a livello strutturale. I gradini sono realizzati in acciaio Inox, a volte anche con un appoggio in teak per una maggiore comodità, e possono essere pieghevoli (Gradino per albero pieghevole (osculati.com)), in modo da eliminare ogni ingombro o quasi una volta concluse salita e discesa, oppure fissi (Scalino per albero in tondo da mm 6 (osculati.com)).

Chi non ha la possibilità di installare un’attrezzatura simile, può comunque ripiegare sulle più economiche (ma efficaci) scale come questa Scala antitorsione per risalita albero (osculati.com) : del tutto simili alle scale in corda, sono però realizzate in nastro tessile con gradini di alluminio e vengono fissate in basso attraverso due asole e poi agganciate alla drizza cazzata a ferro. In questo modo mantengono una sufficiente rigidità e permettono un’agevole salita in testa d’albero in autonomia, naturalmente sempre osservando i criteri di sicurezza ma senza la necessità di faticose bracciate ai winch per i malcapitati che assistono l’armatore impegnato “in quota”.

E a proposito di bracciate ai winch, qui arriviamo al secondo metodo di salita in testa d’albero: attraverso l’utilizzo del cordame, in particolare delle drizze, per issare colui (di solito il più leggero dell’equipaggio) incaricato dell’intervento. Qui il modus operandi ha parecchie variabili, ma trattandosi di manovre per le quali è richiesta una preparazione adeguata, la scelta compete al singolo, possibilmente dopo aver approfondito molto bene i diversi passaggi. Mi limito quindi a descrivere sommariamente quelli che sono i due principali. Il primo e di gran lunga più diffuso prevede appunto l’utilizzo del winch, se elettrico tanto meglio, oppure del verricello di prua, per issare attraverso una drizza la persona che deve salire in testa d’albero. In questo caso serve un imbrago con cinghie su torace e schiena (per evitare che il corpo possa rovesciarsi in caso, ad esempio, di un malore) e un bansigo (come questo Bansigo Premium con tavoletta rigida (imbottita osculati.com), ossia quella sorta di seggiolino dotato a sua volta di un’imbragatura che permette una posizione più comoda in caso di lavori piuttosto lunghi. Le drizze da utilizzare sono due: una serve a fissare in testa d’albero la cima di sicurezza (che dovrà garantire un minimo di elasticità e adeguato carico di rottura) e l’altra serve a issare la persona. Sulla cima di sicurezza andrà installato un “Gri Gri”, un discensore autofrenante, che si blocca immediatamente nel caso ci sia una discesa troppo brusca.

Per issare la persona, si usano appunto i winch, sempre con la massima attenzione perché la sicurezza di chi sta salendo in testa d’albero è nelle mani di chi sta alla manovra in pozzetto. È sempre consigliabile indossare nella salita calzature antiscivolo e un caschetto, oltre a fissarsi bene al corpo i materiali e gli attrezzi necessari per il lavoro da svolgere. Durante la salita, inoltre, bisogna evitare il cosiddetto “effetto pendolo” e cercare di stare il più possibile vicini all’albero aiutandosi con le gambe. Inutile sottolineare che alla base dell’albero non deve esserci nessuno.

Un altro metodo abbastanza utilizzato per la salita, di derivazione prettamente alpinistica e adatto a chi vuole (o deve) fare tutto da solo, prevede l’utilizzo delle maniglie “Gri Gri” per issarsi in autonomia lungo le drizze. Ma non è un’operazione che si può improvvisare, così come non si possono improvvisare tutti i passaggi (fondamentali) per assicurarsi in totale sicurezza. Se ne avete la possibilità, frequentate un corso specifico prima di avventurarvi in gesti che, se affrontati senza la necessaria preparazione, possono avere gravi conseguenze.

Infine, va da sé che qualunque sia il metodo che vogliate scegliere per salire in testa d’albero, tutta l’attrezzatura (dalle drizze alle cuciture del bansigo e dell’imbrago, etc. etc.) va sempre controllata meticolosamente prima di affrontare qualsivoglia manovra.