Le cime d’ormeggio e la loro scelta sono un tema fondamentale per la sicurezza di un’imbarcazione, sia per quanto riguarda lo stazionamento in un porto o marina, sia per quel che concerne l’attrezzatura di bordo durante le navigazioni e le conseguenti soste in ormeggi non abituali o in rada o, peggio, per emergenza.

Su numero di cime e diametro, naturalmente tutto dipende da un lato dalle dimensioni dello scafo, dislocamento, tipologia di ormeggio e, non ultima, dimensione delle bitte e gallocce. Quest’ultimo dettaglio va tenuto in considerazione, ricordandosi che ogni cima va annodata in totale sicurezza e, di conseguenza, lo spazio su bitte o gallocce deve essere adeguato per evitare spiacevoli incidenti. Per quel che riguarda i materiali, questi devono unire robustezza ed elasticità: la prima per ovvi motivi di resistenza a vento e mare, la seconda perché permette di evitare inutili e dannosi strattoni che, in non rari casi, possono portare nelle mareggiate più violente anche allo strappo delle bitte o gallocce di bordo. Per limitare questi rischi esistono appositi ammortizzatori, che vedremo in seguito.

Tornando ai materiali delle cime e alla necessità di coniugare robustezza ed elasticità, un tempo si utilizzavano fibre vegetali come la canapa o simili. Oggi le tipologie sono essenzialmente due: nylon e poliestere. Il primo è senza dubbio molto elastico e permette di ammortizzare meglio le oscillazioni, ma la sua elasticità con il passare del tempo tende a diminuire in modo repentino. Al contrario, il poliestere ha una resistenza di norma maggiore rispetto al nylon, anche se a scapito di una minore elasticità, resiste anche ai raggi Uv ed è di gran lunga il materiale più diffuso per l’ormeggio, in particolare la cima a tre legnoli che garantisce una buona tenuta ad abrasioni e trazioni e anche una buona elasticità. Ecco un esempio di cima a tre legnoli ad alta tenacità: Cima grigia 3 legnoli 16 mm (osculati.com)

Sul mercato esistono svariate tipologie di produzione delle cime: con anima o senza, a treccia standard o ritorta, all round, square, insomma ognuno in base al portafogli e alle esigenze può decidere in autonomia il prodotto migliore. Su numero e lunghezza delle cime, al contrario, sarebbe opportuno non badare al risparmio perché potrebbe costare molto caro: a bordo, oltre alle normali cime necessarie per un ormeggio tradizionale e adeguato anche al lungo periodo (ossia cime di poppa se si ormeggia in tal modo, oltre a spring e traversini) non deve mai mancare almeno una cima molto lunga per eventuale emergenza (un traino, ad esempio, oppure un ormeggio a terra) oltre a un paio di cime di riserva. Sempre meglio abbondare, in questo caso. Sul diametro, invece, esiste una formuletta piuttosto efficace che prevede di convertire in millimetri la lunghezza della barca e aggiungerne 4 per avere il diametro necessario delle cime. Esempio: barca di 8 metri, cima da (come minimo) 12 millimetri di diametro. Abbondare, anche in questo caso, non fa certo male ma sempre tenendo presente le dimensioni di bitte, gallocce, passacavi.

Una volta scelta la tipologia del materiale, il diametro e la lunghezza, è assai opportuno dotarsi di adeguati ammortizzatori d’ormeggio. Cosa sono? Semplice, sono grandi molle in acciaio (inox o zincato a seconda dei modelli) che possono anche essere dotate di dispositivi antirumore, da fissare in banchina e alla redancia della cima, come questi: Molla ormeggio silenziata 91 x 470 mm (osculati.com) . Permettono l’indispensabile riduzione degli “strappi” causati dalle oscillazioni della barca. Nella versione più smart sono sotto forma di ammortizzatore in gomma (cosiddetti “a labirinto” nel quale viene fatta scorrere all’interno la cima) e hanno il vantaggio, rispetto ai molloni tradizionali, di essere assai leggeri e maneggevoli. Ecco un esempio: Ammortizzatori d’ormeggio UNIMER Classic a labirinto (osculati.com) Attenzione, per motivi di sicurezza è sempre opportuno aggiungere uno spezzone di catena (adeguato al dislocamento della barca) tra banchina e cima, per limitare i rischi di una eventuale rottura di grilli o molloni. E infine, per il quieto vivere vostro e soprattutto dei vicini, esistono anche adeguate coperture, in pelle o tessuto ad alta resistenza, per la parte di cima che sfrega nel passacavo, che permettono di ridurre quel cigolio notturno che rappresenta spesso la spiacevole colonna sonora delle notti estive nei marina. Se non avete a disposizione le coperture apposite, potete rimediare con un semplice spezzone di gomma dell’acqua.