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Vi succede mai che quando avete fretta il semaforo sia sempre rosso? Oppure in attesa di un autobus in ritardo, poi alla fine ne arrivino 3 insieme? O quando cercate di afferrare una chiave in bilico finisca sotto un armadio inamovibile? Accade a tutti, ed è quella cosa che tra il serio ed il faceto si definisce la legge di Murphy, quell’insieme di paradossi pseudoscientifici a carattere ironico e caricaturale che si possono idealmente riassumere nel primo assioma, che è in realtà la “Legge di Murphy” vera e propria, che ha dato il titolo a tutto il pensiero “murphologico”: «se qualcosa può andare male, lo farà».

In realtà – e qui approcciamo il tema di oggi – normalmente le cose vanno male quando trascuriamo la preparazione della nostra navigazione o sottovalutiamo la possibilità di avarie e la nostra capacità di affrontarle. È vero, esistono i cantieri, esistono i tecnici ed esistono pure i servizi di soccorso ed assistenza 24/7 ma affidarsi solo a questi secondo me è uno dei più gravi errori che si possano fare: se si vuole andare in mare occorre essere in grado di affrontare e risolvere almeno i guasti più frequenti e più elementari. Ne va della sicurezza e del portafogli.

Se questo è vero – come è vero – la nostra capacità di affrontare e risolvere le avarie dipende dalla nostra conoscenza della barca, della attrezzatura e degli impianti di bordo ed anche dagli strumenti che abbiamo a disposizione per effettuare le riparazioni: va da sé che una buona cassetta degli attrezzi sarà la nostra fedele amica “nella gioia e nel dolore”.

Innanzitutto una considerazione di base: la nostra barca e soprattutto la nostra pellaccia vale parecchio, non ha senso quindi imbarcare attrezzi di scarsa qualità che si coprono di ruggine dopo un po’ di umidità o si rompono all’uso. Una buona cassetta degli attrezzi sarà composta da ferri di buona/ottima qualità in numero e in varietà adeguata. I nostri attrezzi saranno custoditi in una cassetta stagna o anche due, se la nostra barca è piccola e conviene distribuire l’ingombro in due gavoni distinti.

L’elemento fondamentale degli attrezzi è certamente il coltello del marinaio; questo è un componente talmente basilare della cassetta degli attrezzi che occorre custodirlo… fuori dalla cassetta. La sua posizione ideale è al nostro fianco attaccato alla cintura nell’apposita custodia. Il coltello deve essere davvero di buona qualità; realizzato con materiali anti-corrosione e con una buona impugnatura ergonomica ed antiscivolo. Utilissimi i coltelli multi-funzione, indispensabile che abbiano almeno il punteruolo e l’asola apri-grilli. Mi verrebbe da dire che un accessorio indispensabile è il cavatappi ma forse non è esattamente in argomento con il tema di oggi. Accanto al classico coltello da skipper potrebbe essere utile imbarcarne uno da sub, più grande, resistente e adatto a lavori pesanti; la sua posizione ideale, per mia esperienza, è in pozzetto, sulla torretta della ruota del timone o comunque in posizione comoda ed immediatamente raggiungibile.

Veniamo quindi alla cassetta vera e propria: come già detto è fondamentale scegliere attrezzi di qualità, capaci di resistere all’atmosfera salina e ben divisi per categoria. Alcuni attrezzi dovranno poi essere presenti in “duplice copia” per potere essere usati in modo efficace: in esempio per tutti è il set di chiavi (una svita e l’altra tiene il dado).

Utensili basilari sono pinze e cacciaviti. Utile averne di tutti i tipi e di diverse fogge: cacciaviti a taglio e croce, lunghi e corti, in modo da potere arrivare ed operare anche nei più remoti interstizi di cui ogni barca è sovrabbondate. Anche le pinze a becco, a pappagallo, tronchesi ecc. ecc. non saranno mai abbastanza. Utilissima inoltre una rivettatrice.

Per quanto riguarda le chiavi inglesi io imbarcherei un doppio set di tutte le misure (per il motivo citato nell’esempio qualche riga sopra); senza dimenticare le chiavi a brugola (vado davvero fiero del mio set), quelle a bussola ed a stella. Se siamo dotati di un fuoribordo sarà utilissima la chiave per le candele.

Buona idea è dotarsi di trapanino elettrico con tutto il suo set di punte (ferro e legno) e di frese ed accessori (dischi mola e levigatrice). Sono ottimi quelli a batteria, a patto di ricordarsi di ricaricarla e magari di averne una di ricambio per alternarle; se non siamo dotati di inverter o di generatore non scarterei anche l’idea di imbarcare un piccolo trapano a mano.

Un paio di martelli saranno indispensabili: uno medio e una mazzetta più grande; utile anche una mazzetta in gomma, tipo quella dei carrozzieri. Dotazione utilissima anche un paio di scalpelli (legno e ferro), lime e seghetti da ferro e da legno.

Si continua con il capitolo impianto elettrico. Dotazione minima un tester, mini-cacciaviti, forbici per tagliare i cavi, pinzette e un kit per saldare composto da un piccolo saldatore e una scorta di stagno.

Ovviamente la cassetta dovrà contenere tutti gli strumenti di misura: rotella metrica, metro in legno, calibro; ed inoltre tutta la serie dei sigillanti, siliconi, lubrificanti e spray anti-corrosione.

Parte integrante della dotazione (anche se non strettamente contenuti nella cassetta degli attrezzi) tutto l’universo delle spare parts: qui davvero la lista porrebbe diventare infinita e dipende dalle condizioni generali della nostra barca, dalle navigazioni che intraprendiamo e dalla nostra convinzione che la Legge di Murphy sia in fondo solo una credenza goliardica.

Scherzi a parte sarà indispensabile dotarsi di tutti quei piccoli ricambi che costano relativamente poco ma che potrebbero creare un problema davvero serie se ci si trova in un porto dove non ci sia un negozio che tratti materiali per la nautica; la perdita accidentale di un pezzo insignificante da un punto di vista economico, può diventare un grosso problema da un punto di vista pratico.

Quindi viti inox a profusione, bulloni, dadi, grilli e bozzelli di ricambio, nastri di ogni tipo (americano, carta, elettrico, alluminio, butilico, scotch da pacchi); poi fascette per impatto elettrico, un po’ di cavo elettrico di diversa sezione, lampadine di ricambio; fascette stringi-tubi idraulici. Per ultimo, ma non meno importante, qualche materiale per intervenire sul motore della barca; sia quello installato sotto coperta (filtri olio, cinghia e candele per il fuoribordo) che per quello appeso all’albero ed esposto al vento, le vele: nastro per riparare temporaneamente piccoli strappi, ago e filo cerato.

La lista è davvero interminabile e, possiamo starne certi, per ogni cosa che imbarcheremo ce ne sarà almeno un’altra che dimenticheremo sottovaluteremo e trascureremo. Ovviamente queste ultime saranno quelle che sarebbero servite prima di tutte le altre.

E’ così, facciamocene una ragione, Murphy colpisce sempre con la mira di un cecchino.

Buon vento, ci vediamo in mare!

Renzo Crovo
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