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Andare in crociera estiva, godersi il sole, i bagni in rada ed il prosecco in pozzetto al tramonto è certamente una cosa divertente ed appagante, ma – per il mio parere – nulla supera la bellezza di una navigazione invernale, un fascino difficilmente descrivibile e, soprattutto, non replicabile.

Il silenzio, il mare libero, il profumo dell’aria nel freddo pungente ed i colori nitidi del cielo e del mare in una giornata di tramontana tesa in Liguria sono un qualcosa a cui – una volta provato – è difficile rinunciare.

Lo scenario sembrerebbe quindi del tutto favorevole; purtroppo non è invece così scontato, visto quante barche rimangono ferme per mesi. Chi non ha l’abitudine a navigare in inverno non può capire cosa perde: certo, niente bagni in calette isolate o cene in pozzetto ma andare in barca di inverno offre altri aspetti davvero magnifici.

Da ottobre a maggio raramente si incontrano giornate di bonaccia totale, è anzi molto facile trovarsi a navigare con bei venticelli, per il piacere dei velisti più appassionati.

Altra nota da non sottovalutare è la totale assenza di traffico, tanto che per incontrare altre barche ci vuole una certa fortuna. Noi che pratichiamo principalmente il Mediterraneo abbiamo poi dalla nostra parte una condizione meteo mediamente tranquilla, ma anche nei mari italiani qualche volta si registrano venti di intensità pari o superiori al forza 8. In altre parole, se d’estate una sventolata è possibile ma rara, d’inverno è un’evenienza di cui dobbiamo tenere buon conto.

In zone notoriamente ventose come Capo Corso il vento medio di agosto è circa 10 nodi, buono per una veleggiata tranquilla e divertente; in inverno invece, la media si aggira intorno ai 18-20 nodi, e qui la cosa può farsi, oltre che un po’ più impegnativa, anche decisamente interessante. Sono numeri che fanno comprendere come le condizioni possano essere allettanti per una veleggiata fuori stagione.

Certo, le temperature sono in calo, ma sicuramente fra ottobre e inizio novembre basterà una piacevole giornata di sole autunnale per regalarci una fantastica navigazione. La nota negativa, nel clima Mediterraneo, è rappresentata dalla alta piovosità nei mesi tra ottobre e marzo; non c’è dunque da stupirsi se i velisti della domenica preferiscano di gran lunga i mesi asciutti di giugno, luglio ed agosto.

Riassumendo: spazio, prezzi bassi, posti a volontà, e meteo favorevole rappresentano un’ottima serie di ragioni per intensificare le crociere invernali. Certo, tutto si fa un po’ più impegnativo ma con qualche precauzione e dotati di una buona attrezzatura, navigare in inverno ci permette di scoprire luoghi e paesaggi in condizioni ottimali.

Tutti vantaggi dunque? forse, ma… resta il fatto che in barca in inverno può fare davvero molto freddo; non è un ostacolo insormontabile però, e, anzi, oggi con i materiali disponibili possiamo difenderci dal freddo e cogliere tutte le gioie delle navigazioni invernali. Iniziando con il dotarci di un abbigliamento adatto.

Non sentire freddo: non è una banalità e non è nemmeno facile, ma in barca è importante non arrivare alla sensazione di freddo intenso perché recuperare calore, soprattutto se si è in navigazione e non in porto, è difficilissimo; teniamo presente, tra l’altro, che il freddo è un formidabile volano per il mal di mare.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, ci sono in commercio molti capi tecnici di ottima qualità tra cui potremo scegliere, ricordando comunque che – fatta eccezione per una ottima cerata – potremmo anche cavarcela con il normale abbigliamento pesante (magari un po’ infeltrito) che abbiamo a casa.

Per dormire, la soluzione ideale è un buon sacco a pelo. Di solito ci si può infilare dentro indossando una maglietta e riscaldarsi in pochi minuti, ma per i più freddolosi basterà avere l’accortezza di indossare una semplice tuta da ginnastica comoda e pulita. Personalmente se sono in crociera (la regata ha tutte altre dinamiche) mi piace anche farmi il letto (la cuccetta) con lenzuola e piumone; la cosa mi dà un incredibile comfort anche se capisco che trasportarsi da casa un set completo con tanto di piumone, comporta ingombri importanti.

Per combattere il gelo sottocoperta, l’ideale è avere un sistema di riscaldamento ad aria alimentato a gasolio: riscalda in maniera uniforme la barca, lo si accede anche in navigazione, di norma non richiede l’installazione di banchi batteria supplementari e consuma poco. Per contro, dovremo lavorare un po’ per studiare il percorso della canalizzazione e delle bocchette, l’installazione del riscaldatore ed il relativo serbatoio. In porto, si possono utilizzare anche le stufette elettriche a patto che si sia attaccati a una colonnina. In questo caso non possiamo ottenere un riscaldamento uniforme ma lasciando tutte le porte aperte qualche beneficio lo si ha in tutti gli ambienti.

Una volta un navigatore smaliziato mi ha insegnato il trucco del mattone: lui prendeva, appunto, un semplice mattone da edilizia (un mattone pieno, aggiungo io) lo metteva sul fuoco della cucina a gas per qualche decina di minuti e poi spegneva. In questo modo il mattone rilasciava calore per qualche ora. Certo, oggi possiamo risolvere in modo più moderno, ma il sistema – il mio amico assicura – funziona egregiamente.

In inverno in barca c’è un altro nemico da combattere: l’umidità, e in modo particolare la condensa che si forma a causa dello scontro fra il tepore interno e il freddo esterno. Un sistema di riscaldamento sicuramente ci farà superare questo problema, ma in sua assenza dovremo per forza adottare alcuni accorgimenti.

La prima cosa da fare è verificare che non ci siano infiltrazioni d’acqua che scatenerebbero giocoforza una notevole quantità di condensa. Dobbiamo poi aerare la barca ogni volta che è possibile, specie di giorno nelle ore centrali, quando in mare il clima tende a essere mite, e un piacevole tepore inonda la barca.

Altra precauzione fondamentale è quella di non lasciare, soprattutto durante la notte, asciugamani, cerate o indumenti umidi in giro per la barca. Se non siamo riusciti ad asciugare tutto al sole prima che arrivi la notte, quello che è umido è meglio isolarlo da qualche parte (tipo l’armadio delle cerate) per poi esporlo al sole la mattina dopo. Ricordiamoci inoltre che gli indumenti intrisi di sale tendono a trattenere l’umidità per effetto igroscopico; una buona idea sarebbe, quindi, quella di fare uno “scalo tecnico” di tanto in tanto ed approfittare dei servizi del porto per fare un bucato e lavare via il sale dagli indumenti.

Abbiamo affrontato il problema del freddo, dell’umidità e dell’abbigliamento in barca. E’ ora di porre attenzione su un aspetto assolutamente vitale: la preparazione della barca per la navigazione, ed in particolare l’assetto della velatura. In inverno è ancora più importante avere una barca ben preparata per le condizioni che andremo ad affrontare.

Troppo spesso si vedono barche che sono state chiaramente studiate solo per quei due mesi di alta stagione, luglio e agosto, con vele adatte ad un range di 0-10 nodi ma assolutamente inadatte alla navigazione in venti sostenuti. Già in 20-25 nodi di vento reali la bolina si trasforma quasi in una lotta per la sopravvivenza con improbabili genoa spanciati sul rolla fiocco ridotti a fazzoletti senza forma e rande in laminato leggerissimo magari con solo una o due mani di terzaroli.

Volendo navigare tutto l’anno sarà indispensabile attrezzare adeguatamente la barca per non essere costretti a rimanere in porto alla prima botta di vento; botta che – è bene tenerlo presente – può capitare tutto l’anno e che quindi non dovrebbe indurci a relegare l’argomento ad una questione prettamente invernale.

Le considerazioni da fare sono semplici ma cruciali: occorre che la barca sia armata ed attrezzata in modo da potere ridurre la velatura in autonomia e sicurezza dal pozzetto ed occorre avere una vela di prua che consenta di navigare – non di sopravvivere – con vento sostenuto.

E difficile fare considerazioni generiche ma in linea di massima le vele avvolgibili difficilmente possono mantenere una certa efficienza; dovremmo quindi pensare ad attrezzare la barca in modo da issare una vela per venti sostenuti armata su uno stralletto interno da tenere ingarrocciata e pronta in coperta.

La randa dovrà avere la possibilità di essere facilmente ridotta fino a consentire di affrontare venti sostenuti in sicurezza. Spesso le barche moderne sono splendidi camper galleggianti pieni di comfort ma assolutamente inadatti alla navigazione. La profonda conoscenza della nostra barca – ancora una volta – farà la differenza.

Tutto troppo complicato? no, meno di quel che può sembrare, in fondo, ma se proprio non ce la sentiamo di uscire in mare allora si può sempre usare la barca ferma in porto, come se fosse una casa al mare. Dotandosi di piumino e vestiti in abbondanza, una volta riscaldato l’ambiente ci si può godere il rollio, leggere un buon libro, guardare un film o lavorare in smart working.

Fin qui qualche piccolo consiglio pratico, ognuno potrà aggiungere le sue esperienze; senza tralasciare il fatto fondamentale che prima di tutto c’è che IL MARE, con la sua identità che è possibile comprendere solo scoprendolo in situazioni non abitudinarie; ritrovando nel silenzio, nella calma e magari nel freddo una soluzione al ribollire di malesseri non unicamente stagionali.

Per quel che mi riguarda non so spiegare il motivo o cosa sia in particolare ma il mare d’inverno ha un fascino che resta irraggiungibile.

Provare per credere.

Buon vento, ci vediamo in mare.

Renzo Crovo
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