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La vela per alcuni di noi è un passatempo, per altri una grande passione, per alcuni (alzo la mano e confesso) una vera e propria mania. Sì, dopo decenni di pratica credo di potere affermare che non c’è attività sportiva che più mi piaccia di un’uscita tra amici in barca a vela.

No, fermi tutti, ho mentito: non c’è nulla al mondo che mi entusiasmi più che regatare.

Questo non vuol dire che le parole “regata” ed “amici” non possano stare nella stessa frase, ma non è scontato. Stima ed affiatamento reciproco sono una base imprescindibile di un equipaggio che funzioni; ci sono persone con cui navigo molto volentieri all’insegna di focaccia e vino bianco ma che non hanno purtroppo la mia stima in quanto regatanti; mi è capitato, al contrario, di regatare con persone del tutto incompatibili con il mio carattere, ma con cui ho avuto un affiatamento velico immediato.

La scelta non è sempre facile, fortunatamente non sempre le due alternative sono proprio agli antipodi.  

Credo si sia già intuito che oggi si parla di equipaggio in regata. Tenteremo però di farlo da un’angolazione un po’ diversa dal solito: ci soffermeremo infatti non tanto e non solo sulla descrizione dei ruoli e dei compiti a bordo – per quello ad essere onesti ci sono già parecchi articoli scritti molto bene – quanto sull’aspetto mentale nella organizzazione della campagna, mettendoci nei panni di un armatore che voglia affrontare con buone chance una stagione di regate di livello intermedio.

Non tratteremo di progetti milionari come la Coppa America  (www.americascup.com) o di circuiti internazionali di alto livello come il circuito TP52  (www.52superseries.com), ma vedremo di analizzare il percorso da intraprendere per portare, ad esempio, un 35/40 piedi a completare un’onorevole stagione di regate di zona (campionati invernali, campionati interclub, ecc.) con qualche incursione nella vela che conta come una 151 Miglia, una Roma per tutti o una Giraglia Rolex.

Un aspetto abbastanza interessante da cui partire è la figura dell’armatore. Si definisce armatore colui che possiede la barca e paga i conti. Beh, troppo facile e francamente non aderente alla realtà.

L’armatore è in realtà un coacervo di passioni infantili e di capacità manageriali, conditi da un’insana passione per la vela ed impacchettati in uno spirito competitivo che tiene insieme tutto.

Interessante, innanzitutto, è capire quali siano le aspettative dell’armatore e confrontarle poi con le realtà: il plurale non è un refuso ma una precisazione a mio parere importante. Esistono infatti almeno due diverse realtà che si sommano e si sovrappongono: esiste la realtà vera, quella che pone un limite alle aspettative in modo oggettivo (budget, preparazione tecnica, stato della barca, tempo ed energie da impegnare nel progetto) ed esiste – non meno importante – la realtà mentale, quella che misura l’attitudine dell’armatore alla vittoria.

Cosa si intende per mentalità vincente? Di fatto, siamo tutti in grado di dire a noi stessi che per vincere nello sport ci vuole testa, ma qual è il vero significato di questa affermazione?

Proviamo a rispondere partendo dal capire cosa sia l’eccellenza nello sport usando una formula: eccellenza nello sport = abilità tecnica x abilità tattica x abilità fisica x abilità mentale.

La tecnica: tutto ciò che bisogna sapere sulla barca e sulla conduzione

La tattica: le strategie per condurre la regata

Il fisico: la capacità di compiere il gesto atletico

La mentalità: tutte quelle azioni che si possono e si devono compiere affinché la nostra mente renda l’azione efficiente, equilibrata, perfetta, senza nessun intoppo o rallentamento del pensiero e dell’azione.

Da questo si desume una verità importante, quanto (spesso) sottovalutata: se diamo 0 al valore di uno dei moltiplicatori il risultato sarà inevitabilmente nullo. In parole più semplici, se un atleta è tecnicamente, tatticamente e fisicamente preparatissimo, potrebbe vanificare tutto il lavoro di preparazione perché “non c’è con la testa”.

Per fortuna oggi è ampiamente dimostrato quanto la psicologia dello sport si occupi di rendere la quarta abilità più solida e performante. Scendiamo in mare e cerchiamo di capire come.

TEAM BUILDING

Il mio amico Gianluca C., ottimo tattico, grande organizzatore di equipaggi e buon compagno di bevute in banchina, ha sempre affermato che per lui una cosa essenziale è che <<…l’armatore e l’equipaggio si divertano…>>. Se andiamo a vedere questa è una ottima sintesi del concetto di team building. Provando ad andare un po’ più in profondità: cosa fa sì che un equipaggio si diverta? Per esperienza credo che il divertimento abbia molto a che fare con la condivisione degli obbiettivi, con il sentirsi coinvolti nella cura della barca, con il sentirsi valorizzati ognuno nel proprio ruolo, e con il capire fino in fondo che la propria presenza a bordo è indissolubilmente legata a quella degli altri membri di equipaggio, e – soprattutto – che nessuno vince da solo.

Un’ultima tip: un equipaggio dove c’è alto turnover non potrà essere efficace e coeso. Capisco che un armatore possa avere piacere di accontentare molte richieste di imbarco, ma francamente chat whatsapp con 76 partecipanti per gestire la stagione di un 24’ mi pare davvero una situazione sfuggita un po’ di mano.

IMPARATE DAGLI ERRORI

Ricordo una regata, era una prova di un Campionato Invernale del Tigullio di un paio di anni fa. Ero imbarcato come randista su un 40’ di un armatore genovese. La prova non andò benissimo e finimmo terzi o quarti anche a causa di una disastrosa partenza orchestrata e condotta dal timoniere-armatore.

Ricordo il debriefing di quella regata con l’armatore che disse:

«…bene, analizziamo gli errori… io non ho sbagliato nulla e voi?».

Devo confessare che quell’affermazione mi lasciò un po’ interdetto e mi fece rinunciare seduta stante a proseguire il campionato su quella barca. Credo che questo sia uno dei pericoli maggiori: non essere in grado di liberarsi dall’imbarazzo e dal fastidio di avere commesso errori; evitare di affrontarli e nascondere tutto sotto il tappeto dando la colpa al meteo, al comitato di regata, all’avversario scorretto. “Trovate l’errore, non il colpevole, ed avrete risolto il problema” recita un proverbio giapponese.

Se ci pensiamo un attimo è la sintesi perfetta di quello che dovrebbe essere il compito di un armatore che ha la responsabilità e la voglia di condurre un equipaggio in regata, anche a costo di fare un passo indietro (o di lato) e lasciare questa responsabilità a chi è tecnicamente e mentalmente più forte di lui.

POSIZIONI ED ATTITUDINE

Prendiamo ora in esame le differenze psicologiche che vi sono tra 4 ruoli che caratterizzano l’equipaggio in barca; qui l’armatore con le sue scelte può veramente incidere sulle prestazioni della barca. 

Il Timoniere

Chi si dedica a questo ruolo dovrebbe avere alcune capacità mentali importanti, come una buona gestione delle emozioni, capacità di gestire l’errore e soprattutto un’ottima capacità di ascolto. Il suo focus deve potere spaziare tra quello ampio di osservazione dell’ambiente barca ed esterno, a quello dettagliato che consiste nella sensibilità necessaria per cogliere i messaggi che la barca ci trasmette. La capacità del timoniere e il suo allenamento mentale dovrebbe essere improntato sul mantenere uno stato di serenità che gli permetta di gestire l’errore con maggiore lucidità, oltre che nel mantenere il più possibile la concentrazione ed un equilibrio di conduzione costante.

Il Tattico

Il ruolo del tattico è quello di rimanere concentrato sull’evoluzioni del vento e sul posizionamento degli avversari, elaborando delle decisioni che risulteranno determinanti per la buona riuscita della competizione.

Durante questi processi, nella mente di un tattico esperto si creano continui scenari, utili a prevedere le più disparate situazioni e nuove possibilità. Oltre a questo, il tattico ha il compito di mantenere una comunicazione efficace con l’equipaggio e condividere le informazioni in modo chiaro e facilmente percepibile, coordinando contemporaneamente il lavoro durante le performance. Inoltre, quando durante la regata le cose non girano per il verso giusto, il tattico si trova a dover gestire la frustrazione del proprio equipaggio o la loro mancanza di fiducia, mantenendo tuttavia la propria lucidità mentale. La figura del tattico deve quindi sottostare a un’enorme pressione psicologica. Le esigenze mentali di questo ruolo sono, anche in questo caso, quelle di mantenere una capacità attentiva per tutta la durata della gara.

I trimmer

Oltre al compito di scegliere le vele più adatte alle condizioni meteo, i trimmers regolano e modificano la forma delle stesse a ogni cambiamento dell’intensità del vento e del tipo di onda. Tuttavia, il loro compito è anche quello di “sentinelle”. In particolar modo, durante le andature portanti, quando si naviga cercando il miglior angolo e velocità con le scotte in mano, il regolatore delle downwind sails segnala al timoniere le percezioni sulle variazioni di intensità e angolo del vento attraverso ciò che percepisce nelle mani, nelle braccia e nel corpo. Deve, quindi, avere un’ottima capacità di riconoscere qualsiasi variazione di tensione della scotta, sapendola comunicare in tempi rapidi.

Il Prodiere

È certo che un buon prodiere deve essere generalmente forte, veloce, agile e coraggioso.

Le abilità mentali per questo ruolo sono legate a ridurre al minimo il pensiero razionale e velocizzare il tempo di esecuzione: non penso, faccio! Il prodiere deve, quindi, saper agire senza rallentare l’azione e per questo va ridotto ai minimi termini il pensiero limitante, che può creare ostacoli, blocchi ed errori nell’esecuzione.

I velisti impegnati in questo ruolo dovranno inoltre sapersi attivare in tempi rapidi, quasi esplosivi e anche in questo caso l’obiettivo è allenarsi affinché la mente crei degli automatismi per far funzionare il corpo con rapidità. Terminata l’azione, dovrà però saper tornare allo stato di tranquillità, anche qui in tempi rapidi, per poter recuperare le energie spese e prepararsi alle azioni future.

Considerando questi schemi, che si possono approfondire nella letteratura disponibile, l’armatore o lo skipper sapranno scegliere le persone giuste al posto giusto, considerando sempre – in ossequio alla equazione di partenza – che il valore “0” di una componente rende del tutto vano lo sforzo collettivo. 

Infine, un’eccellente comunicazione, sorella dell’attività mentale, renderà efficace qualsiasi azione durante le performance e aumenterà la serenità a bordo. E come dice il mio amico Gianluca: equipaggio felice fa barca veloce!

Bene amici, ci credete se vi dico che mentre scrivevo questo pezzo ho sentito le voci (dei miei boat mates) e mi sono venuti i brividi? Credo che sia chiaro sintomo di una necessità assoluta ed impellente di tornare a regatare.

Ci vediamo in mare!

Renzo Crovo
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