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Manutenere le nostre barche, si sa, non è una faccenda semplice. Noi velisti, poi, abbiamo a che fare con una struttura – l’armo velico – che richiede una cura particolare per evitare che danni o usura possano avere un effetto nefasto sulla nostra navigazione e sulle nostre finanze.

Tenere in buona efficienza un gioco di vele può fare una grande differenza quando si tratta della riuscita della nostra crociera estiva ed ancora di più quando si tratta dei risultato delle regate in cui ci impegniamo.

Le vele sono “macchine” abbastanza complesse, sono strutture in cui il mantenimento della forma nel tempo e l’usura dei materiali giocano un ruolo di vitale importanza. Le forze in gioco – i carichi per mq – sono molto alti ed i materiali sono soggetti a fatica e logoramento. È, quindi, importantissimo mantenerle in efficienza quanto più possibile.

Come per molti fatti della vita, anche nella cura delle vele esiste un prima, un durante ed un dopo. Oggi parleremo del prima; di tutti quegli accorgimenti che sarebbe bene mettere in pratica per preparare la barca e l’attrezzatura in maniera da minimizzare i rischi di rottura o usura della vela. Prossimamente vedremo come usare correttamente le vele e come conservarle dopo l’uscita.

Facciamo quindi un giro a bordo e prepariamo la barca; ma prima attrezziamo una piccola cassetta degli attrezzi specifica per questa preparazione.

La cassetta degli attrezzi di una barca dovrebbe realizzare un improbabile miracolo: quello di tirare fuori dai guai l’armatore in caso di avaria e contemporaneamente essere contenuta nelle dimensioni e nel peso. Questo ovviamente non è possibile, ma di questo argomento parleremo prossimamente; oggi limitiamo l’attenzione a qualche utile accessorio per la cura delle vele. Vediamo quali sono.

Innanzitutto, qualche rotolo di nastro isolante da elettricista: largo un paio di dita, gommoso ed elastico. È molto versatile, si adatta e aderisce a tantissimi tipi di materiale; resiste piuttosto bene all’acqua, purché la superficie sia asciutta e pulita quando viene applicato.

Un rotolo di grey-tape: l’ultra-conosciuto nastro grigio e molto sottile dotato di tenuta ed aderenza eccezionali, facile da lavorare e garantisce un’ottima tenuta anche bagnato. A differenza del nastro da elettricista, non si allunga o deforma e può addirittura essere usato per una riparazione “al volo” su una vela in Dacron.

Dacron adesivo: lo si può trovare dal nostro velaio di fiducia o in rete, normalmente si presenta in strisce o in pannelli. Fondamentale per le piccole riparazioni al volo eviterà che un graffietto si trasformi in uno squarcio.

Nylon adesivo: da utilizzare per riparazioni su spinnaker o gennaker.

Ago da velaio, filo e guarda palmo: da utilizzare nel caso in cui il dacron adesivo fallisse la sua impresa.  Il filo dovrà essere in poliestere, meglio se cerato. Occorre un po’ di manualità e di attenzione, ed è un intervento che – soprattutto sulle vele bianche – dà una garanzia di durata lievemente maggiore rispetto alla riparazione con materiali adesivi.

Spadino: quel pezzo di stecca piatta, lungo una trentina di cm che serve per mettere e togliere le stecche della randa o del fiocco steccato senza “martoriare” i velcri delle tasche e senza perdere la pazienza.

Gli zerli: fettucce robuste lunghe un paio di metri e con un’asola cucita ad una delle due estremità; servono innanzitutto per legare le vele.

Qualche spezzone di cima in spectra scalzato: tiene più dell’acciaio ma è facilissimo da annodare o tagliare; facendo la classica “mandorletta”, o più semplicemente annodandolo ad anello, lo si può usare come ottimo sostituto di un grillo o di un moschettone.

Un flacone di acetone: ottimo smacchiatore e sgrassatore, utile anche per rimuovere umidità e salsedine da una vela prima di ripararla, se le condizioni meteo non ti consentono di farla asciugare in altro modo. Prestiamo sempre molta attenzione: è un agente chimico molto aggressivo ed infiammabile.

Il bansigo: il seggiolino “ascensore” per salire in testa d’albero. Qui la situazione si può fare delicata. Usare il bansigo richiede competenza ed una certa forma fisica non è uno scherzo. So che provocherò qualche sorriso di ironia e commiserazione. Comunque può usarlo solo l’armatore o un professionista regolarmente abilitato.

Bene, gli attrezzi ci sono tutti: saliamo a bordo e facciano un “giro barca” di controllo, da prua a poppa e ritorno, con attenzione e metodo.

L’area del pulpito: verificare che non si presentino sporgenze acuminate come teste di bulloni o viti, golfari, pezzi di metallo rotti. Basta un po’ di nastro per smussare il più possibile questi punti critici.

L’estruso ed il tamburo dell’avvolgifiocco: prestiamo attenzione alla canaletta; controlliamo il fider; verifichiamo che il senso di rotazione del tamburo sia compatibile con la banda anti UV del genoa.

Gli attacchi delle draglie al pulpito: “gironastro” come se non ci fosse un domani. Le coppiglie, gli arridatoi per tensionare le draglie, di nuovo tutte le sporgenze e gli spezzoni metallici di tutti generi.

Attrezzatura fissa o mobile sulla coperta: Normalmente a prua troviamo tutta una serie di bitte di ormeggio, golfari, bozzelli, winch del salpa ancora, eccetera; un controllo è doveroso.

Draglie e candelieri: controlliamo le teste dei candelieri. Le draglie sono pulite e non ci sono spunzoni di cavo d’acciaio che ne fuoriescono? Per evitare che il genoa si impigli nelle teste dei candelieri le rotelle in plastica che aiutano la vela a scorrere via sono utilissime.

Faccia anteriore dell’albero: un vero campo di battaglia per il nostro genoa. La luce di via e ponte, innanzitutto, il radar o il semplice riflettore e la rotaia e della campana spinnaker. Ad ogni virata la tua vela ci sbatterà contro; controlliamo che queste attrezzature siano “pulite” e senza sporgenze secche.

Sartie e crocette: l’ideale sarebbe ricoprire l’attacco sartia-crocetta con guaine in pelle; Utile coprire con una guaina gli arridatoi tra lande e sartie. Ricordiamo che le crocette e le sartie sono toccate anche dalla randa, quando viene lascata nelle andature portanti; controlliamo quindi sia verso prua che verso poppa.

Drizze: è importante prevedere che in navigazione ogni drizza non utilizzata non sia lasca e non vada a sbattere contro vele ed attrezzatura; fissiamo quindi le drizze a piede d’albero e mettiamole in leggera tensione. 

Inferitura della randa: garrocci o gratile devono poter scorrere agevolmente all’interno della canaletta, è opportuno pulirla e lubrificarla almeno una volta all’anno. Se la randa è avvolgibile dentro l’albero, occorre controllare il corretto funzionamento del sistema e che non ci siano scheggiature o spigoli metallici, deleteri per la randa mentre scorre.

Andando più a poppa, è raro che le vele ci arrivino, se non quando le imbarchiamo o le sbarchiamo. È giusto, però, un controllo per coprire le solite coppiglie, gli spunzoni eccetera.

Terminiamo con le scotte e le cime in generale: controlliamo che siano in buono stato, che la calza non sia consumata o, peggio ancora, strappata; se abbiamo un dubbio sul fatto che vada sostituita o meno probabilmente abbiamo visto giusto e la cima arrivata a fine vita. Un altro effetto deleterio è l’indurimento per via del sale: io uso la lavatrice; programma di lavaggio a 60° e una buona dose di ammorbidente.

Fino a qui i consigli per il prima della veleggiata; prossimamente si parlerà di come trattare le vele durante la navigazione e come conservarle dopo l’uscita.

Poche semplici regole, anzi, piccole pillole di buon senso che possono evitarci guai fastidiosi e costosi.

Ci vediamo in mare, buon vento.

Renzo Crovo
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