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Il nostro piccolo viaggio nelle Buone Pratiche continua. Dopo l’esordio in cui abbiamo parlato del porto, oggi parliamo della manutenzione della barca. Decine di articoli sono stato scritti sull’argomento, la maggior parte molto interessanti e tecnicamente completi; alcuni di questi sono ospitati su questo blog e vi invito a leggerli.

Con questa trilogia però, come ho già detto, vorrei tentare un approccio leggermente diverso e porre l’accento sull’aspetto dell’impatto che i nostri comportamenti possono avere sull’ambiente e sviluppare qualche riflessone per rendere la nostra presenza meno pesante o, se preferite, un po’ più green.

Oggi parliamo dunque della manutenzione della barca, effettuata con uno spirito eco-friendly; lo faremo dal punto di vista di noi praticanti ed armatori riflettendo sui nostri comportamenti e su quello che dovremmo chiedere ad un cantiere.

Anche qui, come la volta scorsa, non ci sarà affatto un intento moralizzatore; solo una serie di riflessioni che possano aiutare ad approfondire i temi trattati attingendo a fonti ben più autorevoli che queste righe.

Il principio fondamentale di queste riflessioni è molto semplice: l’efficienza nel controllo, le manutenzioni oculate ed eco-compatibili dell’imbarcazione, la scelta di prodotti giusti rivolgendosi ad operatori attenti e responsabili rendono una barca sicura per chi la occupa e sostenibile per l’ecosistema marino, e questa, a prescindere dalle mille sfumature è una cosa giusta, senza eccezioni.

Un buon armatore ha senz’altro a cuore questi temi per lo meno quanto ha a cuore la salute della sua barca.

Un suggerimento iniziale per rendere più efficienti i controlli e la manutenzione credo sia quello di tenere un quaderno di bordo dove l’armatore prenderà nota di tutti i controlli, i lavori eseguiti, le modalità ed i prodotti adoperati, i costi e l’esecutore (se terza persona). Questo potrebbe essere un diario cartaceo o su supporto informatico, tenuto in ordine ed aggiornato e corredato di fotografie degli interventi e dei codici a barre dei prodotti usati, in modo da potere ricostruire la sequenza e la modalità del singolo intervento, oltre che la data di esecuzione.

Questa procedura ci aiuterà a tenere d’occhio l’andamento e la tempistica degli interventi, programmandoli per tempo ed evitando interventi di urgenza o, ancora peggio, riparazioni a seguito di rottura del materiali; ci aiuterà quindi ad avere qual “lasco” temporale che possa consentirci di cercare l’operatore più adatto allo specifico intervento, prediligendo cantieri che possano garantire a loro volta un comportamento responsabile dal punto di vista ambientale.

Sarà quindi indispensabile monitorare l’efficienza di tutti gli impianti e delle attrezzature di bordo; controllare scrupolosamente e periodicamente il motore, le eliche ed i generatori di bordo per evitare perdite o consumo eccessivo di carburante ed olio. In tema di motori, e nel caso sia arrivata l’ora di sostituirlo, potremmo pensare di orientare la nostra scelta preferendo motori con basse emissioni e buone prestazioni a bassi consumi, nonché di facile manutenzione. Da non scartare – a certe condizioni – l’idea di dotare il nostro tender di un fuoribordo elettrico.

In fase di manutenzione e riordino stagionale sarà importante poi dedicare un certo interesse alla distribuzione dei pesi di bordo in barca, per avere una navigazione più fluida e compatibile con le linee d’acqua dello scafo ed evitare quindi consumi inutili di carburante.

Un intervento assai utile in chiave green è quello di sostituire tutte le lampade di bordo con quelle a LED a bassissimo consumo ed inserire interruttori per frazionare i circuiti di utilizzo; in generale prestare attenzione all’assorbimento elettrico delle apparecchiature che installiamo aiuterà molto nella gestione del bilancio energetico complessivo. Minore consumo vuole dire ovviamente minore uso del motore o del generatore per ricaricare le batterie.

Se la nostra barca lo consente potremmo anche considerare l’installazione di pannelli solari e generatori eolici che, se ben dimensionati, permettono la quasi auto-sufficienza nella produzione di energia necessaria al fabbisogno di una imbarcazione dotata di una varietà di facilities di medio livello.

In tema di manutenzione green potremo pensare – anche quando non si rientra nell’obbligo – ad installare sulle nostra barche sistemi per la raccolta delle acque nere e per il primo trattamento di quelle grigie.

Come vediamo da queste poche riflessioni (potreste aggiungerne altre nei commenti) la nostra parte, la nostra consapevolezza può essere di grande aiuto e di vitale importanza. Le nostre scelte dirette ed indirette hanno sempre un peso e se è vero – come è vero – che amiamo il mare non dobbiamo esimerci dal fare la nostra parte. 

Anche quando scegliamo gli operatori con cui lavorare alla manutenzione, riparazione o refitting della nostra barca. Anche il luogo dove si fa rimessaggio e manutenzione può incidere in modo considerevole nel ridurre l’impatto della nautica sull’ambiente. 

Qui le scelte ovviamente coinvolgono anche altri “attori”, ma la nostra parte possiamo continuare a farla informandoci ed analizzando come i diversi cantieri hanno scelto di operare.

Avremo cura allora di controllare che il luogo dove facciamo rimessaggio sia un cantiere provvisto di sistemi di raccolta e depurazione delle polveri e delle acque di lavaggio che derivano dal lavoro di pulizia dell’opera viva della barca; vorremo essere certi che il cantiere utilizzi detergenti ecologici (privi di fosforo e di tensioattivi oppure naturali) e possibilmente li acquisti alla spina senza imballaggi.

Chiederemo loro di utilizzare vernici antivegetative ecologiche (prive di metalli pesanti oppure a rilascio zero); se provvederemo da soli all’opera di stesura del trattamento lo faremo dopo avere letto attentamente le indicazioni d’uso del prodotto per evitare sprechi di materiale e per rispettare le modalità di conservazione e smaltimento. 

Grande importanza avrà scegliere cantieri e fornitori che rispettano in modo rigoroso la normativa internazionale; e preferiremo attrezzature ed accessori che forniscono dati tecnici chiari sul risparmio energetico e sulle emissioni in aria ed acqua.

Quando affronteremo il refitting della nostra barca poi, lo faremo utilizzando materiali e prodotti facili da smaltire, pensando all’intero ciclo di vita della barca, dalla sua costruzione alla demolizione.

In generale avremo grande attenzione nel capire dove vanno a finire i residui di materiali di consumo e di manutenzione della nostra amata imbarcazione, presteremo grande cura nel recupero degli olii esausti, dei filtri e delle batterie nelle apposite isole ecologiche. Non contamineremo l’olio esausto con altri prodotti chimici (benzina, gasolio, solventi, sgrassanti).

Grande consapevolezze ed informazione saranno di grande aiuto nel creare tutti insieme una nautica più sostenibile e nel guadagnarci a buon titolo la definizione tutt’altro scontata di navigatori green: impareremo quindi come gestire i rifiuti tipici della nautica da diporto soprattutto se sostanze pericolose come: olii di motore e del sistema idraulico, filtri per olio e carburante, residui di levigazione, grassi lubrificanti, solventi organici, resine bi-componenti, pitture, impregnanti per il legno, spray sbloccanti, lubrificanti, batterie al piombo, al nichel-cadmio o alcaline, anodi di zinco e magnesio, medicinali.

Avremo anche una nozione un po’ più che basica su come smaltire i rifiuti più ingombranti; ad esempio i pezzi di vetroresina, le cime e le vele che dovrebbero essere triturati per termovalorizzazione, le boe ed i parabordi che possono essere riciclati come plastica, le bussole che non vanno nell’indifferenziato perché contengono materiali fosforescenti tossici, e ricorderemo che i razzi scaduti vanno consegnati alle Capitanerie o a negozi specializzati.  

Meditiamo amici, il nostro Mediterraneo, con le sue coste è un ecosistema unico ed irripetibile nel mondo; tutti i comportamenti poco rispettosi dell’ambiente diventano ancora più impattanti se ricadono in aree delicate e protette; dove si conservano gli ultimi francobolli di ambiente marino integro.

Invertiamo la tendenza. Seguiamo le buone pratiche e diventiamo diportisti sostenibili.

Comunichiamo con gli altri, diffondiamo questi concetti e diventiamo promotori di un nuovo modo di vivere il mare, di una abitudine comune, di una moda da seguire.

Buon vento, ci leggiamo alla terza puntata delle Buone Pratiche dedicata alla navigazione.

Renzo Crovo

Renzo Crovo
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