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Parte prima

Mettiamo subito una cosa in chiaro: questo non sarà un manuale, non sarà una soap opera a puntate e soprattutto non vuole essere un decalogo di buone maniere del diportista. Nulla di tutto questo. Molto più modestamente questa trilogia sarà una riflessione sulla buona pratica della nautica; qualche spunto per provare ad essere un po’ più consapevoli del fatto che in mare gli ospiti siamo noi, noi che ci crediamo a torto padroni assoluti del globo terraqueo.

Del resto, tutti noi durante la recente quarantena abbiamo avuto modo di osservare che la natura si stava riprendendo un bel po’ di spazio: le acque dei porti tornavano ad essere cristalline, le piante e gli animali riguadagnavano terreno e l’atmosfera si stava facendo decisamente più pulita.

Tutto noi abbiamo guardato con una certa soddisfazione e con genuino spirito green questi “fenomeni”, dimenticando forse per un attimo che questi erano dovuti al fatto che l’azione dell’uomo si era improvvisamente fermata, arretrando e confinando la nostra specie al sicuro delle nostre case.

Bene, ora l’emergenza sta lentamente regredendo e sarebbe buona cosa che non ci dimenticassimo troppo facilmente di quello che pensavamo o che ci eravamo ripromessi in quei giorni, tanto cupi per noi quanto paradossalmente sereni per l’ambiente che ci circonda.

Le buone pratiche dunque, vuole essere un piccolo promemoria di quello che tutti noi abbiano detto e pensato in quei giorni, prima che tutto finisca diluito definitivamente nel mare della ritrovata baldanza.

Questo primo episodio riguarderà il porto: tutto quello che un porto turistico dovrebbe provvedere a fare, fornire e divulgare, per rendere più piacevole e consapevole la nostra sosta, unito ad un piccolo “ripasso” del comportamento del buon diportista.

Seguiranno a breve un capitolo sulla manutenzione ed infine uno sulla navigazione.

IL MIO PORTO IDEALE

Il molo di un club nautico o di un porto turistico non è zona franca.

Anche qui è necessario mantenere un comportamento virtuoso nel rispetto dell’ambiente e degli altri e questo è certamente più semplice se il porto è organizzato in modo da favorire comportamenti consapevoli.

Nel mio mondo ideale il porto – più che di ristoranti e pub – dovrebbe essere dotato in abbondanza di dispositivi per la raccolta differenziata dei rifiuti, incluse vernici e solventi tossici, provvedere a servizi in banchina per la raccolta di acque nere e di sentina nonché per gli olii esausti.

Dovrebbe inoltre dotarsi di impianti per il trattamento delle acque grigie al fine di poterle riutilizzare.

Dovrebbe poi prestare molta attenzione ai servizi alla navigazione con particolare accento sulla sicurezza: bollettini meteo puntuali e costantemente aggiornati e servizio di smaltimento dei razzi di segnalazione.

L’attenzione per l’ambiente dovrebbe essere molto alta, prediligendo a terra ed in banchina l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili; dovrebbe prestare massima cura nella salvaguardia dello specchio acqueo, dotandosi di sistemi galleggianti di arginamento per bloccare olii o benzine dispersi sulla superficie del mare e materiali assorbenti per eventuali sversamenti di carburanti dalle imbarcazioni.

Anche noi dovremo fare autonomamente la nostra parte: in porto sarebbe bene che evitassimo di utilizzare i servizi igienici di bordo, specie se la nostra barca non è dotata di serbatoio delle acque nere; d’altra parte il porto ideale sarà dotato di servizi igienici efficienti e puliti, di docce in abbondanza e di apposite zone di lavaggio per stoviglie e bucato.

Ovviamente avremo bisogno di muoverci e di fare rifornimenti e cambusa, ed ecco che il mio marina ideale lo immagino in grado di offrire servizi di mobilità sostenibile, come bici o mezzi elettrici. Sarebbe molto bello poi se il market fosse attrezzato per offrire prodotti alla spina e cibo senza imballaggio ed un reparto di prodotti a chilometro zero.

A nostra volta il nostro comportamento dovrà essere improntato al massimo rispetto per chi e cosa ci circonda: l’ambiente, le strutture ed attrezzature portuali e gli altri utenti sono meritevoli della massima considerazione ed è bene che non abbiano danni o disagi dal nostro passaggio e dalla nostra permanenza.

Questo vuole dire – tra l’altro – evitare lo spreco d’acqua ed utilizzare possibilmente detergenti naturali o ecologici; vuole dire anche che non scaricheremo mai in mare le acque sporche ma le raccoglieremo negli appositi serbatoi presenti nell’imbarcazione, che vuoteremo a mano o mediante sistemi di captazione che dovrebbero essere presenti in banchina.

Evitare gli sprechi d’acqua significa anche limitare la pulizia della barca: usiamo pochi elettrodomestici e per poco tempo; laviamo lo scafo con acqua di mare e detergenti ecologici; utilizziamo l’acqua dolce solo per l’ultimo risciacquo, usando una manica di gomma dotata di valvola di chiusura. La scorta d’acqua è un momento in cui potremo dimostrare davvero la nostra sensibilità ambientale, evitando di abusare delle riserve a terra, in particolare quando si attracca ad un’isola, calcolando quanto sarà il consumo reale nei giorni successivi.

Anche al market avremo qualche accortezza e cercheremo di fare cambusa in modo sostenibile: prediligeremo prodotti alimentari privi di imballaggio, eviteremo l’eccesso di acqua in bottiglia e l’acquisto di stoviglie usa e getta, provvederemo a comperare detergenti biodegradabili per il lavaggio di piatti e posate.

La nostra alimentazione sarà amica dell’ambiente: preferiremo quindi mangiare pesce e verdure a chilometro zero, ovvero acquistando i prodotti locali, rifiutando tassativamente – anche se ci viene offerto – l’acquisto di specie protette come ad esempio i datteri di mare. 

Evitiamo poi di riempire il frigorifero “a tappo”, ma conserviamo frutta e verdura per qualche giorno in una borsa frigo o in una retina appesa in un luogo fresco e asciutto.

In porto saremo attenti a ridurre l’inquinamento acustico e le emissioni, nel rispetto altrui e della fauna marina, evitando di accendere il motore o il generatore elettrico. Avremo poi cura di ridurre anche l’inquinamento luminoso, evitando di tenere accese tutte le luci di bordo, inclusi i faretti subacquei.

Un altro momento delicato lo viviamo durante le operazioni di rifornimento, quando bisogna prestare molta attenzione ad evitare sversamenti accidentali: occhio quindi che il carburante non fuoriesca durante la fase di rifornimento, né dal bocchettone del serbatoio né dalla valvola di sfiato del “troppo pieno”.

Nel malaugurato caso che si dovesse verificare uno sversamento, avremo cura di intervenire tempestivamente predisponendo opportuni materiali assorbenti in prossimità del bocchettone, ma non usando acqua o detergenti, poiché aumentano la dispersione del carburante nell’ambiente.

Il porto a sua volta potrà premere sull’acceleratore della consapevolezza ambientale convenzionandosi con tecnici selezionati che soddisfino le richieste delle buone pratiche per il diporto sostenibile, ospitando nelle sue infrastrutture cantieri che adottino sufficienti precauzioni per evitare impatti in ambiente e che prediligono l’utilizzo di materiali ecologici ed a basso impatto, curando la presenza di marchi e industrie che possono fornire prodotti innovativi ed ecocompatibili e case costruttrici di “motori verdi”. Tutto questo sarebbe auspicabile per fare da volano ad una nautica consapevole e matura.

Anche la didattica può trovare posto nel mio porto ideale, coinvolgendo circoli nautici e diportisti in corsi di educazione ambientale. Didattica ed educazione ambientale da incrementare dunque e da accompagnare ad un controllo puntuale e discreto sull’osservanza delle buone pratiche da parte dei diportisti.

In conclusione

In mare non importa di che nazionalità sei e dove vai, se sei uomo o donna, se sei un giovane marinaio o un esperto “lupo di mare”, in mare ci sono consigli che valgono per tutti.

Non sempre siamo obbligati a seguirli, anche se spesso si ispirano a norme esistenti, ma ricordiamoci che questo modo di essere è molto ricercato e farà di noi navigatori più affascinanti.

Acque pulite, coste non degradate, animali e vegetali che popolano il mare non sono un dono inalterabile che si mantiene così per destino o per fortuna, ma il frutto dell’impegno di tutti. Il nostro benessere va di pari passo con l’attenzione per l’ambiente che ci accoglie.

Renzo Crovo

Renzo Crovo