This post is also available in: English (Inglese)

Ci siamo quasi.

L’ultimo D.P.C.M. entrato in vigore pochi giorni or sono inizia ad aprire ad una graduale ripresa della pratica nautica. Si è iniziato dal 4 maggio con un timido “ri-approccio” alla propria imbarcazione per proseguire, si spera presto, con la ripresa vera e propria dell’attività.

Ci sono poi diverse sovrapposizioni – sulla cui validità ci sarà da discutere – sotto forma di decreti regionali, ordinanze comunali ed interpretazioni delle Capitanerie di Porto che, a seconda della situazione sanitaria territoriale, estendono o restringono le prescrizioni cui attenersi.

Occorrerà quindi che ognuno di noi verifichi la situazione in vigore nella sua zona di competenza ma, grosso modo, ad oggi si può dire che è consentito – rimanendo all’interno della propria regione di residenza – recarsi presso la propria imbarcazione ed eseguire, in beata solitudine, piccoli lavori di manutenzione e riparazione.

Occorre sottolineare che il decreto parla di propria imbarcazione, giusto a sottolineare che questi interventi dovranno essere eseguiti dall’armatore (non da un suo amico ad esempio) o da un professionista, tipo il marinaio addetto alla barca o – si suppone – un addetto di un cantiere nautico incaricato.

Bene, chiarito questo, resta la grande domanda che tutti gli armatori si sono certamente posti: <<Cosa troverò in banchina? Come starà la mia adorata?>>. Vediamo di pensarci un po’ sopra insieme, cercando di prevedere quali potrebbero essere gli eventuali problemi ed i controlli da effettuare.

Innanzitutto, una buona notizia: a meno che la nostra barca non sia stata abbandonata in qualche sperduto pontile è ragionevole pensare che gli addetti del marina una occhiata ogni tanto l’abbiano data, quindi è altrettanto ragionevole sperare che la barca sia ancora a galla con tutte le sue attrezzature più o meno al loro posto.

D’altra parte, anche se a tutti noi è sembrata una eternità, il tempo di separazione dalle nostre barche è stato di poco più di due mesi; insomma, tenendo conto che il meteo in Italia è stato generalmente clemente ed a meno che la manutenzione non lasciasse a desiderare anche prima, non può essere accaduto nulla di catastrofico.

Si sa, la barca è per gran parte dei diportisti il gioco dell’estate e come tale va in letargo quando inizia il freddo, il cattivo tempo, l’inverno. Quest’anno forse potrà essere stato un letargo leggermente più lungo e certamente più travagliato, ma con atteggiamento positivo possiamo affrontare gli interventi che la barca necessita prima di riprendere il mare. 

Alcuni, a patto di avere una certa dimestichezza con pinze e cacciavite, è possibile effettuarli da sé. Per altri sarà meglio richiedere l’intervento dell’esperto. Prima di iniziare sarà meglio lavare profondamente la barca per avere una visione più chiara. Faremo poi un bel tour sotto coperta per procedere con ordine e in modo razionale.

Farsi un giro in cabina significa verificare, provare gli impianti, utilizzare il wc, aprire un rubinetto, accendere il gas in cucina, ma anche sdraiarsi in cuccetta e sentire se c’è muffa o se il cuscino è solo sporco.

Una volta presa nota dei lavori da effettuare, sarà bene elencarli in ordine di importanza, rimboccarsi le maniche e iniziare.

LA COPERTA

A proposito di pulizia, terrei in considerazione di investire qualche centinaia di euro in una l’idro-pulitrice, facile da stivare, può durare una vita. Tra quelle in commercio meglio sceglierne una di marca, con la girante in alluminio, capace di almeno 20 bar di pressione e da 500-600 litri/ora di portata. Il tubo dell’alta pressione deve essere di almeno dieci metri e la potenza assorbita massimo di 3 kW. La possiamo usare anche per pulire la nostra auto e molto altro. Questo accessorio diventerà ben presto nostro amico e non ci farà rimpiangere i 200-300€ spesi per l’acquisto. 

Se non necessita di interventi importanti, la pulizia del teak è un lavoretto alla portata di tutti. I prodotti in commercio sono molti, gli attrezzi utili per la pulizia li abbiamo certamente in gavone: un secchio con acqua per diluire il detersivo e uno scopettone a setole dure, that’s all

Per un risultato omogeneo e per togliere tutto lo sporco è necessario strofinare in senso trasversale rispetto alla doga. Un’altra soluzione, più casalinga, ma molto efficace è il detersivo per lavastoviglie: l’effetto sarà di un teak molto bianco e naturale. Ricordiamo comunque che il teak si mantiene giovane ed in ottima forma semplicemente sciacquandolo con acqua di mare (no, quella del porto non va bene, deve essere molto pulita); un intervento all’anno con il sapone – a mio parere – è più che sufficiente.

Se navighiamo molto è il caso di controllare attentamente i winch. Andranno smontati e ingrassati (poco grasso per favore) ogni cinque anni per evitare incrostazioni di sale. Sono fatti di molti pezzi, quindi sarà meglio avere a portata una bacinella dove riporli, avendo cura di fotografare con il cellulare ogni passaggio per evitare la sgradevole sorpresa di trovarsi al momento del rimontaggio con qualche pezzo “che avanza”.

Sarà necessario sgrassare con un po’ di nafta il vecchio grasso con un pennello e applicare, dopo aver asciugato i pezzi, del grasso al litio. Stopper, bozzelli, strozzatori saranno da verificare osservando che funzionino bene, se è il caso sostituire cuscinetti e sfere, alla peggio l’intero pezzo.

Continuando l’ispezione della coperta spostiamo l’attenzione al musone ed alla cala dell’ancora: attenzione alle ossidazioni delle saldature e la puleggia di gomma che serve allo scorrimento della catena. Controllare che il gavone non presenti abrasioni e rotture significative che portino a inevitabili infiltrazioni.

Verificare anche lo “stato di salute” di ancora e catena, prima o poi le useremo per dormire in rada ed è meglio evitare sorprese.

ALBERO E VELE

L’attenzione si sposta adesso sul nostro amico albero: l’ideale sarebbe smontarlo e metterlo a terra, in orizzontale; ma in qualche maniera la maggior parte dei controlli possono essere fatti da un armatore “acrobata” con l’aiuto di un bansigo e di due braccia amiche che ci diano una mano nella salita. In ogni caso controlliamo il windex e l’anemometro, le luci di navigazione e la ferramenta.

Può essere l’occasione di sostituire le luci di navigazione con quelle a LED, più efficaci e dal consumo ridotto. Solo dopo – se l’albero è a terra – potremo dedicarci al lavaggio dell’albero e al check delle crocette e delle impiombature. Controlliamo gli arridatoi, pulendo la filettatura con acqua distillata. Una buona controllata a tutte le cime; meglio lavarle, magari in lavatrice, per togliere il salino e farle tornare nuove.

Venendo alle vele, queste a fine stagione andrebbero lavate, piegate e riposte in un sacco dedicato. Ma il lockdown potrebbe avere colto qualcuno impreparato e le vele potrebbero essere ancora così come le abbiamo lasciate durante il campionato invernale interrotto a febbraio.

Ho dato un colpo di telefono al mio amico Andrea Roccatagliata di A.R. SAILS di Arenzano per chiedergli cosa si aspetta di trovare ora che i primi clienti inizieranno a chiamarlo per mettere a punto le vele dopo questa tragica sosta: <<In inverno, o in generale quando si usa poco la barca, le vele andrebbero tolte e riposte>> mi ha detto, <<spesso i genoa si aprono e se arriva una sventolata iniziano a sbattere per poi strapparsi; certo un po’ di cura e manutenzione va fatta ma a parte issarle e far prendere aria in una sosta di un paio di mesi non possono accadere grandi problemi>>. Conclude poi ottimisticamente Andrea: <<a parte… a parte quella volta che ho trovato un nido di api in un lazy bag>>. Consolante direi…

Se si tratta di vele in tessuto potrebbero essere macchiate. La ruggine si leva con acido ossalico diluito al 5/10% in acqua calda. Importante ricordare che le vele vanno fatte asciugare completamente prima di riporle nei sacchi. Anche questi andrebbero lavati di tanto in tanto.

SOTTO COPERTA

Tutti gli impianti di bordo saranno da verificare: il wc, come in generale tutte le prese a mare, deve essere controllato prima di riprendere il mare. Sarà il caso di provarlo per verificare che tutto funzioni.

Un’osservazione approfondita la meritano i tubi con le relative guarnizioni e la maniglia: un controllo accurato che può salvare le vacanze estive.

Un controllo ai serbatoi dell’acqua dolce sarà indispensabile; in generale meglio vuotarli e lavarli con prodotti specifici prima di procedere al riempimento.

Attenzione particolare alla sentina ed alla presenza di acqua, alla tenuta degli oblò, possibili vie d’acqua di cui sarà bene verificare lo stato di usura e di tenuta.

Passiamo poi all’impianto elettrico, verificando la carica del pacco batterie, ricaricandole se necessario accendendo il motore.

MOTORE

Fare il meccanico è il sogno di molti diportisti ma può diventarne l’incubo.

Per i lavori più semplici si può pensare al fai-da-te, per gli altri no. Oltre al cambio olio e il suo relativo filtro, sarà necessario verificare lo stato della girante del circuito di raffreddamento, dei filtri separatori acqua-carburante e le cinghie.

La sostituzione della cinghia di distribuzione nei motori a 4 tempi è un’operazione da compiere a intervalli regolari, pena inconvenienti anche gravi. È un intervento abbastanza semplice, ma molto importante, perché la sua rottura può causare seri danni al motore, in quanto può portare all’interferenza tra valvole e pistoni. La nuova cinghia si inserisce prima sull’albero motore, quindi, avendo cura di non imprimere alcuna rotazione agli alberi, la si “calza” sulla puleggia dell’albero a camme.

L’operazione può (anzi deve) terminare con una buona pulizia del vano motore, condizione indispensabile per rendersi conto di eventuali perdite o trasudazione di olio o carburante durate la navigazione.

Un controllo infine ai parabordi, alle cime di ormeggio ed a tutta l’elettronica di bordo dovrebbe concludere la visita ansiolitica alla nostra amata che in alcuni casi – potrei scommetterci – culminerà con un bacetto sulla tuga.

Bene amici, a questo punto forse riusciremo a voltare pagina.

Se le cose vanno lisce il lockdown delle nostre vite personali e sportive si sta avviando alla fine e sarà possibile il ritorno alla normalità. Normalità… ma quale normalità? Forse a quella nuova, che molti di noi hanno provato ad immaginare e pochi riusciranno a mettere in pratica.

Per quanto mi riguarda vorrei provare a non parlare più di emergenza, ma di una visione un po’ diversa della normalità. Ci devo meditare un po’ e poi magari condividerò i miei pensieri su queste pagine virtuali. 

Vorrei pensare ad un distanziamento sociale da noi stessi, dalle nostre nevrosi e dalle nostre aspirazioni un po’ vacue.

Questo periodo ha lasciato morti ed infermi ed ha aperto ferite che ci metteranno un bel po’ a rimarginare. Sarebbe già un buon risultato rendersene conto, tornare con i piedi per terra ed avere la possibilità – almeno ogni tanto – di prendere una vacanza da noi stessi.

Renzo Crovo

Renzo Crovo
Latest posts by Renzo Crovo (see all)