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Tra i tanti e diversi momenti di una crociera e più in generale di una navigazione, certamente quello della traversata notturna è uno dei più emozionanti.

C’è qualcosa di antico ed ancestrale, di affascinante e spaventoso allo stesso tempo nel gesto di dirigere la nostra prua verso il buio, nell’essere accompagnati solo dal rumore dello scafo che taglia l’acqua e dalla brezza che ci sospinge.

Qualcosa di affascinante, ma anche qualcosa che può essere estremamente impegnativo e delicato, che presuppone quindi un’accurata pianificazione ed un’attenta preparazione del mezzo e dell’equipaggio.

Come spesso accade, la preparazione va iniziata per tempo: nel caso della navigazione notturna, quando il sole è ancora alto.

Prima di tutto un’occhiata più che attenta al meteo: normalmente gli uffici portuali hanno un bollettino meteo locale, che ovviamente dovrà essere confrontato ed integrato con il bollettino Meteomar, con app e siti internet, con giornali e ogni altra fonte attendibile reperibile. La conoscenza il più approfondita possibile dell’evoluzione meteo che ci aspetta durante la nostra traversata permette di preparare equipaggio e barca ad una navigazione serena e consapevole.

Dopo il meteo (ed anche in funzione di questo), va pianificata la rotta: certamente avremo a nostra disposizione carte nautiche e portolano; sarà buona cosa annotarsi la sequenza dei fari e dei punti notevoli (visibili di notte), in modo da controllare “a vista” la navigazione. Segneremo i waypoint sul nostro GPS, inoltre tutti i numeri di telefono utili come Capitaneria (ed il 1530 della Guardia Costiera), porti di transito e destinazione dovranno essere annotati in un taccuino tenuto a portata di mano sul tavolo da carteggio.

Inizieremo quindi la preparazione della barca: prepareremo in anticipo la cena, che consumeremo tutti insieme prima dell’ora di inizio dei turni (che solitamente si fissa alle 22:00). Metteremo in ordine tutto quello che non occorre sotto coperta, rigoverneremo la cucina e tireremo invece fuori e a portata di mano tutto quello che ci occorrerà durante la navigazione: torce, luci frontali, cinture auto-gonfiabili e cinture di sicurezza (ormai nella stragrande maggioranza dei casi integrati in un unico accessorio), metteremo bene in chiaro la coperta, monteremo la lifeline, assicureremo tutto quello che non occorrerà per le manovre, prepareremo le vele (anche un fiocco ridotto pronto all’uso), controlleremo drizze e manovre correnti, chiuderemo oblò, passa-uomo e prese a mare… Cercheremo in altre parole di essere più “stagni” e stabili possibile.

Passeremo poi ai serbatoi dell’acqua e del carburante (sempre il carburante necessario alla tratta + il 30% di sicurezza), controlleremo lo stato e la carica delle batterie, le luci di navigazione, la radio VHF (sempre accesa sul canale 16) e tutti gli strumenti di navigazione.  Al tramonto tutte le luci non indispensabili saranno spente per evitare di abbagliare chi sta di guardia: occorrono circa venti minuti affinché la nostra naturale visione notturna si adatti alle tenebre e abbia inizio la magia.

Sebbene sia utile avere a portata di mano un buon faretto, cercheremo di non tenerlo acceso continuamente, in quanto esso influenzerà la nostra capacità di adattamento alle variazioni di luce. Detto ciò, esistono volte in cui avere una luce potente a bordo può rendere tutto più sicuro, come in occasione di un ingresso in porto, per la lettura degli ausili alla navigazione e l’identificazione di eventuali oggetti in acqua. In navigazione manterremo quindi solo le luci di via; in cabina sarà accesa una luce rossa sul tavolo da carteggio, in modo che si possa operare sottocoperta senza disturbare chi è di riposo o eventuali passeggeri esclusi dai turni. 

In generale quanto scritto finora si potrebbe riassumere in una check-list e mai si insisterà a sufficienza sull’importanza di una lista di controllo completa e ben fatta.

A titolo di curiosità, occorre sapere che i piloti di aereo (la categoria professionale che in un modo o nell’altro viene immediatamente associata alle check-list) spesso collaborano con altri settori nell’impostazione di liste ragionate ed efficienti e che persino le check-list dei chirurghi in sala operatoria sono spesso costruite con la consulenza di un esperto di aviazione.

Ecco, questa potrebbe essere un’idea brillante: se avete un amico pilota di aerei fatevi dare una mano a compilare una check-list “a prova d’ingarbugliamento”.

Bene, ora siamo pronti e non ci resta che tornare alle cose importanti della navigazione notturna. Silenzio, odori, emozioni. Abbiamo mollato gli ormeggi, è calata la sera e la nostra prua sta tagliando il mare scuro di fronte a noi.  Questo è un momento che – come si diceva all’inizio – affascina ed incute timore. Occorre che lo skipper si senta calmo e controllato e che sappia infondere al suo equipaggio la sicurezza e la serenità che occorre in una navigazione impegnativa.

Il bravo skipper organizzerà i turni di guardia e chiederà al suo equipaggio di indossare la cintura di sicurezza ed il giubbotto auto-gonfiabile: di notte anche una piccola onda provocata dal passaggio lontano di una nave può non essere vista e provocare cadute in coperta o fuori bordo; rischiare è assolutamente inutile e irresponsabile.

Se durante il giorno, infatti, l’operazione di recupero di un uomo a mare è ben più difficile di quello che si pensi, di notte la manovra diventa davvero proibitiva e le probabilità di non trovare più il malcapitato sono incredibilmente alte.

Personalmente non ho mai perso un uomo in mare, ma se solo mi soffermassi un attimo sulla sensazione di puro terrore che mi darebbe quest’eventualità, diventerei immediatamente disposto alla più aspra delle liti con i miei “boat-mates” affinché tutti ed in ogni posizione indossino la cintura e la assicurino alla lifeline.

Occorre un cenno anche sull’abbigliamento. All’inizio della mia esperienza velica, tanti e tanti anni fa, gli anziani maestri dicevano che in mare si porta sempre uno strato in più di quello che si porta a terra: per intenderci, se a terra sto in costume da bagno, in mare indosso una maglietta, se a terra indosso una felpa, in mare indosso una felpa e la giacca.

Per la mia esperienza posso dire che la notte gli strati diventano almeno due: quando cala la sera in mare diminuisce la temperatura ed aumenta l’umidità, un’adeguata protezione eviterà malessere, poca concentrazione e ci farà restare lucidi ed efficienti.

E ricordo che l’alcool non è affatto un buon alleato contro il freddo, il caffè svolge la sua funzione di stimolante per un massimo orientativo di tre ore, la cioccolata invece – soprattutto quella fondente – aiuta a reintegrare le calorie perse senza particolari contro-indicazioni.

Pensiamo per un attimo anche a chi – fuori turno e del tutto escluso dalle guardie – riposa sotto coperta.

Dormire con la barca in porto o all’ancora è ben diverso dal dormire in navigazione: fare i conti con rollio, beccheggio e sbandamento renderà il riposo assai meno confortevole.

Una buona soluzione può essere dotare le cuccette di teli anti-rollio, che eviteranno a due persone che dormono nella stessa cuccetta di scivolare uno sull’altro con conseguente immaginabile disappunto.

La nostra navigazione continua a gonfie vele (o magari a motore) e noi abbiamo sotto controllo tutto quello di cui abbiamo parlato finora. L’atmosfera è calma, sicura ed attenta, la velatura sarà adeguata al meteo in corso o a quello che ci aspetta.

A questo proposito consideriamo il fatto che la notte – a meno che non ci troviamo in regata – è sempre meglio ridurre un po’ la tela a riva per evitare di doverlo fare se il meteo peggiora.

Per una navigazione “no-panic” personalmente consiglio di annotare su un taccuino ogni ora il nostro punto nave rilevato sul GPS, in modo da avere un’idea abbastanza precisa della nostra posizione, qualora per un’eventualità sfortunata ma non impossibile gli strumenti di bordo dovessero smettere di funzionare. 

La condotta – lo abbiamo ripetuto più volte – dovrebbe essere improntata alla massima prudenza: in caso di incroci dimentichiamoci per un attimo le precedenze e procediamo per tempo ad un cambio di rotta anche se abbiamo la precedenza, evitiamo di passare di prua a distanza ravvicinata e soprattutto manifestiamo in modo chiaro le nostre intenzioni.

La magia si è compiuta del tutto, il nostro organismo e i nostri sensi si sono adattati perfettamente e questa condizione apparentemente ostile è diventata del tutto naturale.

Vediamo, ascoltiamo e annusiamo come se ci trovassimo in pieno giorno: la sintonia tra noi e il mare nero è perfetta.

Ecco poi che all’improvviso, solitamente molto prima di quello che ci aspettiamo, in modo impercettibile qualcosa cambia nel cielo. Ci si ferma un attimo ad osservare, perché la differenza è tenue, quasi uno sbiadirsi del nero. Poi la luce delle stelle si fa più fioca, la notte arretra e ad est il bagliore ci dice che il sole ha ricominciato la sua trionfale ascesa. Ancora una volta è giorno.

Renzo Crovo

Renzo Crovo
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