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Immaginiamo di dover noleggiare un’auto per una vacanza itinerante. Immaginiamo di pianificare il viaggio tra autostrade, città, strade, costiere o tornanti di montagna: probabilmente la prima domanda che dovremmo porci è: “Che tipo di auto mi serve?”.

La risposta ovviamente non è univoca: molta è la differenza tra viaggiare in coppia su una coupé sportiva, godersi il sole e l’aria aperta su una spider o ancora viaggiare su un salotto su ruote, alto sulla strada e con grandi finestrini… magari in famiglia, compresa suocera e cane.

A grandi linee è questa la differenza tra viaggiare (o meglio, navigare) su un catamarano o un mono-scafo. Il paragone infatti non è troppo fantasioso: grosso modo, la differenza che passa tra una coupé e un SUV può accomunarsi a quella tra un mono-scafo da crociera sportiva e un catamarano e, se prendiamo per buono questo parallelismo, il catamarano rappresenta – come il SUV del resto – la quintessenza della comodità, del comfort e, diciamolo, della “visibilità” quando siamo in rada o in porto.

In questo articolo tratteremo l’argomento non tanto sotto forma di lista dei “pro e contro” tra le due soluzioni, tantomeno cercheremo una risposta definitiva all’annoso quesito se sia meglio un mezzo o l’altro. Al contrario, ci limiteremo a una disamina delle caratteristiche delle due tipologie d’imbarcazione, lasciando a te il compito di “incasellare” le tue esigenze e i tuoi gusti fino ad arrivare autonomamente a stabilire quale delle due imbarcazioni faccia più al caso tuo.

 

Le differenze tra catamarano e mono-scafo

Iniziamo il nostro viaggio prendendo in esame le principali differenze tra questi due tipi d’imbarcazione.

Dalla prima macroscopica differenza, cioè il fatto di essere mono o bi-scafo, ne discende che una barca “tradizionale” è dotata di “stabilità di peso”, mentre un catamarano gode di una “stabilità di forma”.

Senza addentrarci in spiegazioni troppo tecniche o in trattati di architettura navale, si può dire che la stabilità di forma (quella dei pluri-scafo) rende la barca “piantata” in acqua in quasi totale assenza di sbandamento, consente un dislocamento molto più ridotto e quindi un pescaggio limitato. Una barca del genere, però, resta più vulnerabile in caso di mare formato al giardinetto ed in poppa, in quanto può tendere ad “ingavonare” con conseguenze spesso piuttosto spiacevoli.

Da questo discende che il catamarano trova il suo naturale ambiente di navigazione in mari relativamente tranquilli come il Mediterraneo ed i Mari Caraibici. Personalmente, invece, per una traversata atlantica o per navigare nei Mari del Nord preferirei imbarcarmi su un solido mono-scafo armato a sloop.

È anche vero però che dobbiamo sfatare qualche mito: la progettazione e costruzione dei catamarani ha infatti giovato in questi ultimi 10 – 15 anni di un notevole salto in avanti. Un po’ come è avvenuto con l’evoluzione dai vecchi “fuoristrada” agli attuali SUV, che in fatto di sportività e comodità non hanno più nulla da invidiare ad una berlina di alta gamma o ad una sportiva di razza.

Certamente, restano le limitazioni di conduzione intrinseche in questo tipo di barca: la prima e più evidente è la sua oggettiva difficoltà a risalire efficacemente il vento con angoli di bolina che, nei migliori dei casi, si fermano a 55 – 60°.

Se da un lato la sua forma pluri-scafo regala – come detto – una stabilità davvero eccezionale, sono proprio la mancanza di sbandamento e l’assenza di chiglia o deriva i fattori che impediscono ad un catamarano di risalire il vento. Dunque, se il nostro scopo è quello di lanciarci in una “cavalcata” in bolina con 20 nodi di vento e mare formato in prua, non c’è proprio altra soluzione che un mono-scafo con un armo a sloop ben sviluppato, tale da esaltare quell’effetto Venturi che sta alla base della navigazione a vela alle andature strette.

 

La conduzione in navigazione è poi sostanzialmente diversa: sportiva quella di un mono-scafo, decisamente più tranquilla quella del catamarano. Su quest’ultimo occorre inoltre un certo adattamento in manovra: la sua relativa leggerezza e il ridotto pescaggio, infatti, fanno sì che la barca risponda in modo “nervoso”, specie in fase di virata ed abbattuta. A questo si aggiunge una notevole difficoltà nel caso in cui sia necessario terzarolare la randa, operazione davvero complicata alle andature portanti.

Si è poi sempre parlato della tendenza alla scuffia che tanto si temeva (e ogni tanto si verificava) negli anni ’80 – ’90: bene, oggi credo si possa considerare un problema superato, grazie all’affinamento di tecniche progettuali, così come sono stati superati la fragilità strutturale e i problemi di torsione, rendendo quindi sensibilmente ridotto il rischio di ingavonamento che preoccupava i velisti in occasione di andature portanti con mare formato.

Oggi quindi, con un minimo di attenzione e di adattamento alle caratteristiche marine del mezzo si può dire che condurre un catamarano da crociera in Mediterraneo sia un’operazione sicura, anche con condizioni meteo relativamente severe.

Il mono-scafo prende una nettissima rivincita quando si inizia a parlare di manovrabilità in porto. Anche se certamente il fatto di essere dotato di doppio motore e doppia pala del timone aiuta moltissimo, manovrare agilmente un catamarano in stretti spazi portuali non è certamente una cosa agevole: il notevole ingombro e l’effetto vela sulle ampie superfici fa sì che l’ormeggio di poppa possa essere particolarmente impegnativo, specie con vento fresco. A questo si aggiunge il fatto che gli spazi portuali molto spesso sono scarsamente propensi a ricevere i multi-scafo di una certa dimensione e, quando lo fanno, il costo dell’ormeggio è sempre comprensibilmente molto più alto di quello richiesto per accogliere una barca “tradizionale”.

Certamente è in rada che il catamarano dà il meglio di sé: il rollio è quasi inesistente se confrontato con quello di un mono-scafo, regalando ai passeggeri un comfort da autentica villa galleggiante. Altro plus in queste occasioni è senz’altro il basso pescaggio e l’assenza di derive, che consente ai pluri-scafo di avvicinarsi alla costa in modo molto più sicuro.

Tornando per un attimo alla manovrabilità in porto, a parziale smentita di quanto detto, è da sottolineare che nel catamarano si annulla quasi del tutto l’effetto evolutivo dell’elica, permettendo tutto sommato una manovra impegnativa ma precisa, grazie al doppio motore, alla doppia pala del timone e alla loro posizione reciproca.

I layout di coperta e gli armi sono sostanzialmente diversi: i catamarani sono dotati di una randa molto allunata ed un boma particolarmente alto; il trasto della randa è quasi sempre montato su un roll bar e il fiocco è nella stragrande maggioranza dei casi auto-virante; le regolazioni delle vele e dell’albero sono abbastanza limitate.

Tutto questo consente (ed obbliga) una conduzione molto tranquilla, con l’indubbio vantaggio di potere essere fatta da un equipaggio molto ridotto.

I mono-scafo, invece, anche nelle versioni più crocieristiche, conservano generalmente un armo tradizionale e sportivo che, se da un lato richiede un equipaggio più numeroso e forse un po’ più esperto, dall’altro regala una conduzione che può soddisfare il regatante più accanito. A quest’ultimo proposito notiamo che un buon mono-scafo da crociera veloce, con un buon gioco di vele ed equipaggio affiatato può dire la sua in un campionato zonale in classe ORC, cosa del tutto interdetta ai catamarani.

Ed ora un “goal a porta vuota”: parliamo di abitabilità. Qui non c’è storia: il layout di un qualunque catamarano prevede un’abbondanza di spazi interni ed esterni ed una suddivisione degli stessi che, davvero, non può essere paragonato a barche anche di dimensioni maggiori. L’ampia zona soggiorno – dinette – cucina e le cabine sistemate negli scafi laterali consentono un’eccezionale vivibilità ed una certa privacy degli ospiti. Nelle unità di dimensioni maggiori poi è previsto anche un flying bridge, dove troviamo la postazione di conduzione e, spesso, un prendisole.

Il catamarano pare quindi vincere a mani basse in fatto di accessibilità degli spazi (non si “scende” sotto coperta), di luce (grazie alle finestre a nastro della zona centrale) e di fruibilità degli spazi esterni.

Un ultimo raffronto sui i costi. Partiamo pure dall’indiscutibile verità che tutti noi conosciamo: acquistare e mantenere una barca costa molto. Punto.

Dato per scontato questo, non possiamo fare a meno di considerare che i costi di un catamarano sono sensibilmente superiori su tutti i fronti: acquisto, manutenzione raddoppiata per scafi e motori, alaggio (chiedere per credere), posto barca fisso e posto in transito durante la crociera. Insomma, un bagno di sangue!

Partita chiusa? Non è detto!

Cerchiamo di non cadere in un equivoco molto comune: a mio parere paragonare le due soluzioni in base alla LOA dà inevitabilmente un risultato molto falsato.

Sicuramente sarebbe più giusto raffrontare le due soluzioni tentando di costruire un parametro in base al comfort offerto. Non c’è dubbio infatti che un catamarano di 40 piedi possa essere tranquillamente accostato ad una barca di 55; forse a quel punto si avrà una comparazione un poco più veritiera, che potrebbe anche riservare qualche sorpresa.

Bene, direi che abbiamo messo un po’ di carne al fuoco, dimostrando come non esista una preferenza assoluta tra catamarano e mono-scafo, ma che dipenda sempre dal tipo di comfort e dal tipo di esperienza che vogliamo vivere.

Del resto, come non riusciamo a stabilire cosa sia meglio sulla strada tra Coupé e SUV, allo stesso modo non possiamo farlo in mare con questi due ugualmente meravigliosi mezzi per navigare… A te la scelta!

 

Renzo Crovo
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