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Siamo tutti sulla stessa barca… Ah no, non possiamo starci se non a distanza di sicurezza… Ah no, è vero, non possiamo starci e basta.

Amici, possiamo girarci intorno e cercare ovunque interpretazioni più favorevoli, ma non c’è nulla da fare: tra le attività sportive consentite in questi tempi d’isolamento NON c’è l’uscita in barca a vela. Oramai molte Capitanerie in tutta Italia hanno chiarito che noi e le nostre barche dovremo stare in porto fino a emergenza finita.

Mettiamoci il cuore in pace, c’è chi sta peggio e non è il caso di fare i capricci.

Tra l’altro, pensandoci bene, è abbastanza ragionevole: prima di tutto (salvo chi in barca ci vive) dovremmo uscire di casa e recarci al porto. Dovremmo evitare contatti con chicchessia (quindi no, il caffè o la birretta con il vicino di barca non ce li possiamo bere) e uscire ovviamente in solitario. Quest’ultimo è un dettaglio non da poco, perché a meno che non siamo i fortunati proprietari di un Wally 100, difficilmente gli spazi della nostra barca ci consentirebbero di rispettare le distanze di sicurezza indicate dai medici.

Insomma, la cosa sarebbe un po’ complessa e probabilmente più stressante della quarantena a casa con la suocera (o il suocero, ben inteso).

Allora che facciamo? Come possiamo mantenere vivo un piccolo “filo” di collegamento con la nostra passione in questi tempi bui?

Proviamo, tra il serio e il faceto, a dare qualche idea. 

Prepariamo la crociera estiva

La crociera estiva è quella cosa che si comincia a sognare a Ottobre, ma s’inizia a programmare la sera prima della partenza. Non tutti e non sempre ovviamente ma, se devo essere del tutto onesto, a me è capitato di arrivare in barca e decidere lì per lì con i miei “boat mates” dove dirigere.

Beh, per me non è poi così difficile: normalmente vado in crociera con la mia dolce metà, suo fratello e la di lui moglie. Siamo un gruppetto piccolo e affiatato e dalla Liguria possiamo scegliere agevolmente tra Costa Azzurra, l’arcipelago toscano o, se siamo in vena di traversate, la Corsica.

A pensarci bene, però, potremmo approfittare di questa sosta forzata per iniziare a “scremare” qualche meta, comprare guide e portolani (finché i corrieri circolano) o consultare on-line informazioni per porti, rade e curiosità da visitare. Potrebbe essere un’occasione per rispolverare quella vecchia idea di crociera e preparare per tempo la visita a qualche nuova meta accantonata più volte, magari considerando di cedere la propria barca in locazione occasionale e prenderne una in una nuova e inesplorata meta.

Leggere storie e guardare film su mare e marinai

Tutti noi abbiamo letto un libro, visto un film o ascoltato un racconto che ci ha trasmesso la passione per il mare: se andiamo indietro nella memoria possiamo ricordare quel “seme” che, se siete qui a leggere, ha evidentemente attecchito bene.

Il mio primo ricordo a dire il vero è un po’ dissacrante, risale al tempo – era il 1970 – in cui il barone francese Marcel Bich (famoso per avere tolto la “h” dal suo cognome per poi stamparlo su una penna a sfera) lanciò la sfida alla Coppa America. Avevo 8 anni, ma ricordo bene la passione con cui leggevo i resoconti delle imprese di Bic(h) che, al timone della sua barca, perdette tutte le regate e finì anche per perdersi nella nebbia di Newport tra i sorrisetti posh degli americani del New York Yacht Club, che ebbero comunque la bontà e il sense of humor di coniare per lui il titolo di Barone della Vela.

Marcel Bich

Sì, forse non è proprio questo il racconto migliore cui ispirare la nostra prossima stagione di regate, forse in giro si può trovare qualcosa di meglio, ma resta il fatto che a parte l’ironia che mi perdonerete (sono anche io auto-quarantenato), il suggerimento di fondo è valido: riprendiamo quel libro, rileggiamo quella storia e troviamone di nuove, guardiamo un bel film che parla d mare e di marinai, non perdiamo il contatto con quello spirito che ci fa stare così bene quando navighiamo, non perdiamo la magia. Non in quest’occasione, non ora.

Ripassare carteggio, meteo e segnali

Qualche tempo fa mi ha contattato un utente di una pagina Facebook che frequento pigramente, con la seguente proposta: “A occhio sei uno che sa navigare (??), io ho la patente motore da 20 anni, ma non ho mai navigato; ho comprato uno sloop da 40’ e lo tengo a […omissis per decenza…], ti va di venire a darmi un po’ di lezioni?”.

Devo dire che sono rimasto un po’ perplesso, poi ho ripensato alle scene che si vedono in mare e nei porti e ne ho tratto qualche riflessione cercando di andare con i piedi di piombo per evitare l’incidente diplomatico.

Ok, non c’è assolutamente dubbio che questo sia un caso abbastanza isolato ma, dato che mediamente il velista parla delle burrasche che ha affrontato come il pescatore parla del pesce che ha preso (poi sfuggito dall’amo, accidenti alla sfiga), giurerei che una buona idea per passare il tempo in queste grigie giornate da appestati sia quello di riprendere qualche nozione di carteggio (il GPS si può sempre guastare), approfondire le nostre conoscenze di meteorologia e ripassare segnali, luci di navigazione (forza, ditemi a memoria quali sono i segnali esposti di notte da un rimorchiatore impegnato in un’attività di rimorchio…) e tutte quelle nozioni pratiche che – vi sfido a smentirmi – si annidano certamente da qualche parte del nostro cervello, ma che al momento giusto stentano ad uscire belle fresche e pronte all’uso.

Allora riprendiamo in mano una carta nautica, rileggiamo qualche manuale, guardiamo qualche tutorial in rete che ci insegni la “strambata messicana”, ci dica come ci si ancora “afforcati” o, più semplicemente, ci faccia ripassare come si esce da un ormeggio all’inglese con vento al traverso.

Studiare navigazione notturna

Questa in fondo è un po’ la bestia nera, la “croce e delizia” di ogni crocerista estivo. E anche in questo caso, approfittare per approfondire potrebbe essere una buona idea che ci farebbe trovare un po’ più pronti e sereni all’inizio della prossima stagione di crociera.

Navigare di notte è bellissimo e insidioso, non s’impara certo sui libri o con un tutorial, ma affrontare l’argomento in via teorica potrà aiutarci ad essere più pronti e ricettivi quando ci capiterà di farlo e magari avremo la fortuna di avere a bordo qualcuno più esperto di noi che abbia voglia di insegnarcelo. 

Preparare una check-list per rimettere la barca in navigazione dopo l’invernaggio

Tutto quello che abbiamo in barca può rompersi e prima o poi lo farà. Partendo da questa ventata di ottimismo, possiamo fare qualche riflessione e – ancora una volta – approfittare di questa sosta forzata per mettere in pratica un piccolo suggerimento.

Le nostre barche, perlomeno quelle non attive 12 mesi all’anno, si stanno (o stavano) preparando a ritornare in mare per iniziare un’altra stagione di uscite. Non tutti hanno la possibilità o la voglia di farsi curare la barca da un cantiere o da un “gestore” che la prepari, anzi, la maggior parte di noi provvede personalmente a fare tutti i controlli, le riparazioni e le manutenzioni di cui la nostra amata necessita ad ogni inizio di stagione.

Bene, prendiamo spunto dai cantieri e prepariamo per tempo una check-list personalizzata su misura della nostra barca che ci aiuti a non saltare una verifica, un controllo, una ripassata a tutti quegli elementi e quelle parti che vanno verificate e che – come la legge di Murphy insegna – se trascurate, si guasteranno inesorabilmente nel peggior momento possibile.

In rete anche su questo ci sono tutorial, esempi e persino liste già pronte che potremo personalizzare e rendere adatte al nostro bisogno. Su questo stesso blog potete leggere un interessante articolo sul varo della barca dopo l’invernaggio, ad esempio.

È giunto per me il tempo di concludere: la mia dolce metà ha terminato di fare ginnastica in soggiorno ed è ora dell’inebriante ora d’aria che ci porterà a fare la spesa.

Spero che nessuno si offenda per il tono ironico che ho tentato di dare a queste righe; il momento è delicato e un attimo di leggerezza può aiutare a guardare avanti.

In finale, solo due piccole considerazioni.

In questi giorni, navigando su molti forum di nautica e vela ho colto una prepotente e legittima voglia di uscire in mare a tutti i costi. Persone che postano circolari, interpretazioni e successive smentite, pareri legali che corrono sulle chat di WhatsApp dove normalmente ci si organizza per la regata.

Bene, considerando che ad occhio il 15-20% delle barche che stazionano nei porti esce regolarmente, questa smania di mare mi fa pensare alla voglia pazzesca che ho in questo momento di scendere al pub sotto casa (in questo momento ovviamente chiuso) e bermi un birra con un amico… Una cosa che fino ad oggi ho potuto fare tutte le volte che volevo e la cui mancanza in questo periodo vivo come un’epocale limitazione della mia libertà personale.

Un secondo pensiero ha a che fare con l’umiltà e la consapevolezza.

Questo virus ha cambiato la nostra vita nelle ultime due settimane e lo farà ancora per un bel po’ di tempo. Questo virus in qualche modo resterà, ci cambierà.

Starà a noi trarne qualche insegnamento, starà a noi tentare di riportare in mare quel po’ di umiltà, di consapevolezza e di senso delle proporzioni che questo periodo potrà insegnarci, starà a noi mettere davvero in pratica quel senso di comunità della gente di mare a cui spesso diciamo di ispirarci. 

E infine: state a casa. Stiamo a casa e ci rivedremo presto in mare!

Renzo Crovo
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