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Il tema della salvaguardia delle nostre risorse è sempre più attuale e in barca questo concetto si amplifica notevolmente. Al di là di un atteggiamento sostenibile e rispettoso nei confronti dell’ambiente, la gestione delle risorse a bordo diventa fondamentale per la vita di tutti i giorni e quelle che servono maggiormente in barca sono la corrente e l’acqua.

Quando si sale a bordo di una barca, infatti, bisogna capire che certe cattive abitudini di casa devono essere necessariamente modificate. Mi riferisco alle volte in cui si accende la luce per entrare in una stanza e non la si spegne uscendo. Per non parlare di quando si lavano i piatti, i denti o si fa la doccia: litri e litri di acqua che si sprecano inutilmente, quando sarebbe più corretto aprire e chiudere il rubinetto in relazione al bisogno.

Ecco, in barca queste “abitudini” fanno una grande differenza e se non ci si fa caso, possono condizionare il nostro benessere quotidiano. Vediamo come.

La corrente

Gli impianti elettrici a bordo erogano corrente continua a 12V (o a 24, dipende dall’impianto), quella per capirci che si trova nell’accendisigari della macchina. Questo perché le utenze sono alimentate grazie alla carica delle batterie, come per l’auto appunto.

Senza entrare troppo nei tecnicismi, per ogni cosa per la quale è necessaria “la corrente”, si va ad agire sulla carica di queste batterie, che non hanno una riserva illimitata. Se queste si scaricano per un uso improprio della corrente di bordo, quindi, non avremo più bibite fresche né cibo ben conservato ad esempio, non avremo acqua calda né cellulari carichi. Per non parlare delle cose ancora più importanti come la radio, il GPS, il radar e tutte le strumentazioni utili alla navigazione.

Ovviamente, quando il motore è acceso e sopra un certo numero di giri, l’alternatore (come per l’auto) carica le batterie. Motivo per cui a volte nella notte si sente il rumore di un motore acceso, anche se le barche sono ferme all’ancora in una rada. Questo però non vuol dire che possiamo chiudere un occhio e fare quel che vogliamo.

La disponibilità di corrente a bordo non ha la stessa tensione di quella di casa. La corrente a 220V, infatti, normalmente la si ha solo quando si è fermi in porto, attaccati alle colonnine a terra. Dico normalmente perché alcune imbarcazioni possono essere equipaggiate con un generatore di corrente ed un impianto che eroghi il 220V, svolgendo dunque la medesima funzione e offrendo così corrente alternata anche lontani da terra.

Va da sé, quindi, che se pensate di portarvi un phon da 1400W – al di là del fatto che si potrebbe contare su un elemento più bello e naturale come il vento caldo estivo – sappiate che potrete usarlo solo in porto.

Alcune barche sono dotate di pannelli solari o impianti eolici, che vanno ad aiutare le batterie nel loro grande lavoro di produzione energetica. Ma indipendentemente da come è accessoriata la barca per la fornitura di corrente, sono due le cose principali a cui bisogna prestare un po’ di attenzione… sempre.

Prima: le luci nelle cabine, in bagno o in dinette (o quadrato – insomma, il soggiorno di bordo). Molte sono alogene e non a led o a incandescenza, per cui il consumo è elevato. Una volta accese, se non servono, spegniamole.

Seconda: il frigorifero. Il compressore che si accende e si spegne per refrigerare consuma molto. Per cui, aprire e chiudere continuamente o tenere aperto il frigo inutilmente fa alzare la temperatura e dunque fa partire il compressore. Trucchetto: non tenerlo mai troppo vuoto, anzi, più è carico e meglio conserva il cibo fresco al suo interno. Di notte poi, contrariamente a ciò che molti fanno (filosofie di pensiero), mai spegnerlo. Il giorno dopo, oltre a rischiare di rovinare il suo contenuto, si consumerà molta più energia per riportarlo in temperatura.

L’acqua

Altro elemento importante, anche se non fondamentale come la corrente, è l’acqua. Non è fondamentale perché l’acqua dei serbatoi non è definibile potabile, soprattutto se si tratta di barche a noleggio, dunque senza la minuziosa manutenzione e pulizia che potrebbe fare un armatore proprietario della propria barca. Non si usa per berla, ma per una comoda gestione della quotidianità: docce, lavandino, piatti, ecc.

Quella disponibile nei serbatoi di bordo può andare da 2/300 litri in su. Una barca di 14 o 15 metri mediamente ha serbatoi che contengono 600/1000 litri, dipende dal modello. Se pensate che a casa per una normale doccia si usano mediamente 80 litri, con un equipaggio di 8 componenti in un giro di docce avremmo già praticamente finito il nostro carico di acqua. Questo comporterebbe un rientro in porto per fare un nuovo carico, con relativi tempi tecnici e spese.

Se non si vuole dunque fare avanti e indietro dai porti ogni giorno, privandosi quindi del bello di una notte sotto le stelle in una rada silenziosa, profumata e lussureggiante, bisogna prestare un po’ di attenzione anche a questa risorsa.

Ad esempio se ci si lava i denti, basta solo un primo colpo di rubinetto per bagnare lo spazzolino e poi lo si riapre per sciacquarsi. I puristi riempiono un bicchiere e se li lavano in coperta, guardando il mare.

Altro momento importante è quando si lavano i piatti e le pentole. Trucchetto: una volta svuotate dei loro residui nella spazzatura, legate bene le pentole con una cima e calatele in acqua fissandole ben salde da qualche parte a poppa. Sarà certamente più facile poi lavarle senza sprecare troppo detersivo (biodegradabile, mi raccomando) e soprattutto acqua. Anche se il ciclo di lavaggio sarebbe ottimale iniziarlo e finirlo con acqua di mare.

Ultima cosa, ma certo non meno importante è la doccia. A meno che non vi troviate in una condizione meteo da “brividi”, la cosa migliore è lavarsi in mare. Con un sapone marino è possibile insaponarsi senza fare troppa schiuma (come i normali prodotti doccia/shampoo) e a seguire ci si può sciacquare tuffandosi in mare. Questi prodotti tolgono il sale dalla pelle e svolgono anche un’azione emolliente, pure sui capelli. Con un colpetto finale di doccia esterna si toglie anche l’ultimo dubbio. Risultato: si usano pochi litri di acqua, anziché decine e decine. Tutti così sono contenti di non rientrare ancora una volta in porto.

Non sono cose poi così complicate da fare e capire, ma insegnano a dare valore alle nostre risorse, anche a casa.

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Ciao, a presto.

Saidisale

Aldo Lavezzo

Navigo da oltre 10 anni nel Mediterraneo, dalle Porquerolles al Dodecanneso e dalle latitudini polari delle isole Lofoten alle Seychelles. Circa 10mila miglia di pura passione e divertimento su barche da charter o armatoriali. Nella vita mi occupo di comunicazione ma per non perdere mai il contatto con il mare, ho un blog che parla di come si vive la vita a bordo di una barca a vela: saidisale.com ma anche di come si vive la vita, dal punto di vista del mare.
Aldo Lavezzo

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