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Ogni imbarcazione, di qualunque tipo e dimensione, è dotata di una serie di attrezzature per l’ancoraggio, per l’ormeggio ed il tonneggio; la quantità e la complessità di tali dotazioni dipendono dalla lunghezza dello scafo e dal tipo di sforzo che devono contrastare.

L’ambiente esterno, infatti, tramite il moto ondoso, le correnti ed il vento, agisce sull’imbarcazione ancorata con forze che tendono a spostarla dal punto di fonda e che devono essere contrastate dal sistema di ancoraggio (ancora e catena):

Tra i vari tipi di ormeggio possibili, l’ancoraggio è senz’altro il più difficile da realizzare in maniera perfetta e sicuro principalmente perché l’imbarcazione si trova solitamente in acque che possono essere solo parzialmente protette con conseguente esposizione al vento, alle mareggiate e alle correnti. E’ anche l’argomento più discusso in ogni Sailor bar.

Un sistema di ancoraggio è costituito essenzialmente da una catena (o catena più cima) collegata ad una estremità alla struttura di prora della barca e, dall’altra, all’ancora adagiata sul fondo. Il peso dell’ancora, o meglio il potere ancorante della stessa, deve essere tale da contrastare le forze che tendono a far spostare la nave e a trascinare via l’ancora stessa dalla sua posizione iniziale.

Quando la barca deve ripartire, l’ancora, insieme alla catena, deve essere recuperata e sistemata a bordo in modo che non costituisca intralcio alle manovre della navigazione, non si muova e sia pronta per successivi ormeggi.

È bene disporre a bordo di un’ancora di riserva nel caso quella principale non possa essere salpata perché incagliata sul fondo o in relitti e per eventuali rinforzi dell’ormeggio in caso di avverse condizioni (ancora da appennellare, cioè da aggiungere davanti all’ancora principale, o ancora da utilizzare afforcata o come ancora di poppa da utilizzarsi in ormeggi dove non si debba ruotare o si sia in banchina con la prua).

In occasione delle operazioni di ancoraggio è importante che la catena e/o la cima possa scorrere fuori bordo senza aggrovigliarsi o impigliarsi in ostacoli che si trovano in coperta o nel musone di prua È altresì necessario che l’altra estremità del cavo o della catena sia saldamente fissato alla struttura della barca, possibilmente con un pezzo di cima, in modo da poterlo tagliare velocemente in caso di necessità, qualora non si riuscisse a salpare l’ancora.  Logicamente la catena e/o la cima deve poter scorrere liberamente nel senso inverso, quando si salpa; in particolare la catena deve potersi raccogliere automaticamente sul fondo del gavone dell’ancora, senza a dover ricorrere a pericolosi interventi manuali.

Sulle imbarcazioni più piccole (fino a 6-7 metri di lunghezza) in cui non sono normalmente installate apparecchiature di recupero, le operazioni di dare fondo e recuperare l’ancora vengono effettuate a mano e l’ancora, il cavo e l’eventuale  catena vengono stivate nei gavoni sempre manualmente

Nelle barche più grandi, dove il peso dell’ancora e della catena raggiungono valori che richiedono sostenuti sforzi fisici, viene solitamente installato nella zona prodiera un verricello salpa ancora.

Si tratta di un motore con asse di rotazione orizzontale o verticale posizionato di solito sopra il pozzo catene, questo motore è mosso nella maggior parte dei casi dall’energia elettrica (batterie di bordo) e in qualche caso da un circuito  idraulico; solo alcuni motori prevedono un sistema di rotazione manuale per casi di emergenza.

Gli organi principali di un salpa ancore sono:

  • Il barbotin (ruota ad impronte) generalmente di ghisa, perché più resistente al logorio,  accoppiata tramite ingranaggi al  motore che  rotola (e srotola) la catena che sposa i suoi anelli con le impronte. Questo movimento avviene solo se la catena ha anelli uguali fra loro e di dimensioni definite (catena calibrata).
  • Cuscinetti di supporto, assi intermedi, ingranaggi, riduttori di velocità,  carcassa di contenimento ecc., secondo la tipologia costruttiva del sistema.
  • Campana di tonneggio sempre in asse con il motore principale che serve essenzialmente come winch per le trappe di ormeggio, sagomata opportunamente per trattenere il cavo nella sezione di minimo raggio con superficie antisdrucciolo; l’estremità della campana è munita di cappello per evitare lo sfilamento del cavo.

Alcuni costruttori forniscono anche salpa ancore con basamento in vetroresina invece che in  metallo (solitamente lega leggera), in modo da avere un accessorio più leggero ed altrettanto robusto.

I salpaàncore più recenti sono muniti anche di un sensore che contando i giri del barbotin consente la visualizzazione su un display dei metri di catena (calumo) calati, ma restano oggetti piuttosto delicati.

Nella seguente tabella sono raccolti i principali dati a riguardo dei salpa ancore a 12 V e la dimensione di barca consigliata:

TIPI DI CATENA

In genere i tipi di catena più utilizzati in ambito nautico sono:

  • BBB
  • Grado 30
  • Grado 43 HT
  • Inox 316 L
  • Grado 70

Le catene sono accomunate da diversi standard NACM,DIN,ISO,ASTM, e ASME, ma il grado è il sistema più immediato di lettura.

Il materiale in uso è l’acciaio di vari gradi, poi zincato a caldo. L’acciaio inox è una valida alternativa se si fanno frequenti ancoraggi, a patto di conoscerne la lega e le proprietà.

Le catene BBB hanno anelli più corti del normale e sono del grado 30, riportando la scritta 3B. E’ tipica dei paesi anglosassoni.

Una catena del tipo grado 43 HT o G43 (o G4) ha un’alta percentuale di carbonio e la rendono più resistente dell’acciaio inox 316 del 25% e del 40% rispetto ad un Grado 30 o G3

CATENA DIN 766 CALIBRATA ZINCATA

GIUNTI

Tutto li trascurano e spesso vedo grilli ridicoli abbinati a grandi catene o grandi ancore. Questo è il nostro anello debole…infatti il punto che soffre le accelerazioni, le rotazioni, gli urti e spesso non permette all’ancora di girare bene, quando issata.

In commercio ne troverete molti, ma quelli economici non sono suggeribili.

Molto buoni quelli che hanno il vantaggio di raddrizzare l’ancora sul musone per la sua forma storta.

Giuntare la catena è anche fattibile, tuttavia la falsa maglia non ha lo stesso carico di rottura per cui giuntate solo se strettamente necessario, oppure cercate di avere la catena da una bobina.

ANCORA

Sebbene esistano molti tipi di ancore esse vengono suddivise in due categorie secondo il modo con il quale fanno presa con il fondo. Nella prima categoria sono comprese tutte le ancore che si agganciano al fondo e che quindi sono particolarmente adatte a fondali rocciosi o corallini (fondali duri); nella seconda categoria si trovano le ancore fatte apposta per fondali fangosi, sabbiosi o di conchiglie (fondali morbidi) nei quali affondano completamente. Le prime ancore sono dette ancore ad effetto peso, le seconde ancore ad effetto forma. La presa dell’ancora sul fondo dipende comunque dall’angolo che forma la catena con il fondale (angolo di tiro) migliorando notevolmente quanto più questo angolo è piccolo. È ovvio che per ottenere angoli di tiro ridotti bisogna aumentare la lunghezza di cavo da filare fuori bordo insieme all’ancora. Il cavo o la catena filati con l’ancora sono detti calumo e la sua lunghezza dipende dalla profondità del fondale. Con buona approssimazione, la lung

hezza di cavo da filare, per ottenere un buon potere ancorante varia da 5 a 10 volte il fondale a seconda del tipo di ancora utilizzata; le ancore di peso, in fondali rocciosi, hanno bisogno di minor calumo per far presa con il fondo rispetto a quello necessario per un’ancora di forma in fondali fangosi.

Al contrario della catena, il cavo, quando si trova in acqua, è assai leggero e quindi l’efficacia dell’ancoraggio è dovuta unicamente all’effetto dell’ancora e alla tiro ad essa trasmesso dal cavo stesso. Per consentire che il cavo si disponga formando un angolo di tiro accettabile è necessario che il calumo sia almeno 3-4 volte il fondale in condizioni meteorologiche normali. Con il crescere dell’intensità delle forze che agiscono sulla barca, il calumo deve aumentare fino a 6-7 volte il fondale.

La quantità di calumo dipende anche dal tipo di ancora e dal tipo di fondo; mentre con ancore di peso e fondale roccioso la presa è buona anche quando il cavo è molto obliquo (calumo 2 volte il fondo) con ancore di forma e fondali fangosi il cavo deve essere basso sull’orizzontale (calumo 7-8 volte il fondo). In caso di tempesta è bene filare fuori bordo lunghezze di cavo superiori a 10 volte il fondo. Inoltre, nelle zone in cui si hanno forti escursioni di marea, è bene aumentare il calumo per evitare che, al crescere della marea, il cavo si ponga in verticale e l’ancora venga spedata.

angoli di tiro in funzione del calumo

La situazione migliora sensibilmente quando all’ancora è collegato un tratto di catena oltre alla cima in quanto il peso della catena contribuisce a trasmettere il tiro alla catena con un angolo minore. Ancora migliore è la soluzione in cui viene adottata la sola catena. In questo caso, per il peso della catena, l’angolo di tiro è praticamente nullo e al peso dell’ancora si aggiunge il peso della catena adagiata sul fondo; di conseguenza l’efficacia dell’ancoraggio aumenta notevolmente.

Nelle imbarcazioni minori il collegamento dell’ancora alla barca viene effettuato con un cavo di nailon quando il peso dell’ancora non è elevato; con questa soluzione è possibile fare a meno di attrezzature meccaniche per il recupero con notevole risparmio di pesi e di spazi in coperta.

E’ comunque consigliabile utilizzare un tratto di catena vicino all’ancora per problemi di usura dovuta allo strisciamento sul fondo. Il maggior peso della catena inoltre aumenta il peso dell’ancoraggio e riduce l’angolo di tiro con notevoli vantaggi sul potere ancorante dell’insieme.

L’azione di un’ancora, quando arriva sul fondo, avviene in due fasi: prima si adagia sullo stesso e  poi lentamente vi affonda a seconda della consistenza del terreno e del peso e della forma dell’ancora. È evidente che quanto più le forme dell’ancora sono affilate, tanto maggiore sarà la pressione che essa eserciterà sul fondo e quindi la penetrazione del terreno. Successivamente l’ancora viene messa in tiro e le marre si allargano distribuendo su di una zolla di terreno maggiore la forza esercitata dalla tensione della catena. Quando la resistenza del terreno non è più sufficiente a contrastare l’azione dell’ancora, la zolla viene divelta dal terreno e l’ancora ara.

La funzione di un’ancora è quella di mordere il fondo del mare, abbarbicandosi ad esso in modo da reagire con la presa alle forze che tenderebbero a muovere la nave dal punto di ancoraggio. Tale risultato può essere raggiunto dando all’ancora caratteristiche opportune.

Le ancore del tipo ammiragliato o a bracci fissi, sono dotate di un ceppo che consiste in un’asta posta ortogonalmente al piano dei bracci. Quando l’ancora si trova sul fondo, il ceppo si posa sul fondo orizzontalmente obbligando i bracci a posizionarsi perpendicolarmente in modo che una marra morda il terreno; con un tiro adeguato della catena, la marra affonda facendo presa con tutto il suo braccio. Il ceppo può scorrere nel ringrosso dell’ancora per adagiarsi lungo il fusto in posizione di riposo; quando si deve ancorare, si fa scorrere il ceppo fino ad incrociarlo con il fusto e poi si blocca con una chiavetta. Questo tipo di ancora ha il vantaggio di essere estremamente robusta e di funzionare egregiamente su tutti i tipi di fondo; l’ancora con marre strette farà buona presa nei fondali rocciosi o di sabbia consistente, l’ancora con marre più larghe terrà meglio in fondali fangosi o comunque molli. 

Le ancore di impiego più diffuso sono quelle a marre o a bracci articolati. Di questo tipo esistono differenti realizzazioni, di cui la più vecchia è quella denominata Hall. I bracci e le marre sono incernierate alla base del fusto con un perno trasversale e possono oscillare intorno a questo da +40° a  40° circa, scontrando su un opportuno nasello nella posizione inclinata.  Durante le operazioni di ancoraggio, l’ancora Hall si adagia sul fondo con le marre parallele al fusto. Quando la catena viene posta in tensione, il fusto si muove facendo sì che le marre si puntino contro il fondo e facciano presa, rendendo l’ancoraggio efficace. Quando il terreno del fondo è particolarmente duro o coperto da alghe morte che ostacolano o impediscono la penetrazione delle marre e la tensione della catena trascina l’ancora senza che questa faccia presa, si dice che l’ancora sta arando. È da notare che l’ancora con ceppo a bracci fissi lavora con una sola marra mentre quella a bracci articolati lavora con entrambe le marre con evidente guadagno nel potere ancorante. La forma piuttosto tozza dell’ancora Hall impedisce una buona penetrazione nei fondali morbidi. I due tipi di ancore appena visti devono la loro capacità di ancoraggio al peso; per questo motivo esse sono chiamate ancore ad effetto peso.

Esistono oggi invece ancore in cui il potere ancorante non è dato dal loro peso, ma dalla forma e dalla superficie delle marre; tali ancore sono dette ad effetto forma o ad elevato potere ancorante.

L’ancora ad aratro (o CQR) è così denominata perché la sua forma ricorda appunto un aratro. È costituita da un fusto con un perno alla base sul quale è incernierata una sola marra a forma di vomere. Questo tipo di ancora è particolarmente adatta per fondali che offrono scarsa presa come i fondali sabbiosi o fangosi. Inoltre il fusto snodato permette all’ancora di rimanere in posizione anche quando il tiro sulla catena varia in intensità e direzione per effetto di movimenti della barca dovuti a vento e corrente. Simile all’ancora CQR è l’ancora Delta, che mantiene la forma, ma è priva di snodi. Anche l’ancora Bruce, richiama questi concetti, ma ha una forma a conchiglia, in modo da raccogliere una porzione di fondale per utilizzarlo come peso aggiuntivo a quello dell’ancora e della catena.

L’ancora Danforth è un’ancora con un fusto a sezione rettangolare in cui i bracci sono costituiti da una barra rettilinea incernierata alla base del fusto e da marre piatte a forma di trapezio di superficie molto estesa. In questo caso i bracci, molto più larghi delle marre, svolgono la funzione del ceppo che consiste nel tenere le marre in posizione orizzontale in modo che mordano entrambe il terreno. Le marre molto appuntite penetrano facilmente nei fondali più duri e la loro ampia superficie consente all’ancora di fare presa anche in terreni fangosi o sabbiosi. L’oscillazione delle marre è limitata da uno scontro ricavato direttamente nei bracci. Ponendo il ceppo articolato nel piano delle marre l’ancora Danforth può essere stivata piatta con notevole risparmio di spazio. La stessa ancora realizzata in una speciale lega leggera, è chiamata Fortress, che è inoltre è totalmente smontabile. Per me è molto, ma molto buona come tenuta, soprattutto su sabbia, ma essendo leggera non si pianta nel fango duro o sulle alghe. L’ancora SBM è molto simile all’ancora Danforth, ma è di costruzione più massiccia e quindi, a parità di dimensioni, è molto più pesante.   

L’ancora Northill è un’ancora scomponibile con ceppo scorrevole nel diamante. A bordo può essere stivata facilmente estraendo il ceppo o ripiegandolo contro il fusto. La forma delle marre assicura una buona presa nei fondi fangosi in cui l’ancora affonda fino al fusto aumentando la presa.

Il grappino è un’ancora con quattro o cinque bracci fissi ricurvi disposti simmetricamente intorno al diamante e fusto a sezione circolare. E’ l’ancora più efficiente, ma è molto ingombrante ed deve essere comunque molto pesante. Questa ancora è molto diffusa nei pescherecci perché fa presa rapidamente su fondali rocciosi e irregolari. E’ consigliabile averne uno come ancora di rispetto o da appennellare in serie, cioè prima dell’ancora principale.

L’ancora a ombrello ha un fusto a sezione circolare e quattro marre articolate incernierate su quattro perni situati nel diamante. Le marre in posizione di riposo si ripiegano contro il fusto e vengono mantenute serrate da un anello scorrevole lungo il fusto. Tale anello serve anche per mantenere aperte le marre quando l’ancora è sul fondo. La tenuta di questo tipo di ancora è buona su fondali rocciosi e ricoperti di alghe, meno buona su fondali sabbiosi o fangosi. E’ molto pratica per barche medio piccole o gommoni.

Di recente concezione ci sono poi la Spade e la Ultra ancor, entrambi ottime ancore, a mio avviso superiori alla Delta o alla Bruce, con il vantaggio di essere leggere.

Le ancore di ultima generazioni sono molto efficienti: Rocna, Mason, Mantus

Questa generazione di ancore sono veramente molto efficienti, forse poco belle da vedere, ma saranno la generazione futura. Non sono diffusissime perché non sono in mano ai grandi gruppi, ma se volete navigare davvero, orientatevi qui.

ANCORAGGI

Io credo che a bordo servano due buone ancore. Tutti sappiamo afforcare o appennellare le ancore. Io preferisco questo sistema, perché mi risulta più facile salpare, e lo adotto non appena il vento supera 25 nodi ed è in aumento.

Afforcare è difficile, se si pensa di farlo con un canotto e portare la seconda ancora fuori, inoltre è difficile farla agguantare bene e bisogna sperare che il vento non giri. La tecnica dell’afforco va bene se avete una barca che porta due ancora a prua e quindi potete fare la manovra a motore, calando prima un ancora con molta catena e poi l’altra, dopo esservi spostati e quindi recuperare la prima. Va bene per barche grandi e pesanti.

Appennellare può essere difficile se non si ha la tecnica per calare la seconda ancora, che va calata a fianco della prua, in genere con 5metri di catena, su 3-4 di fondo e calando l’ancora principale a livello dell’acqua; in retromarcia, con decisione, calate lasciate la prima ancora e calate la seconda, in genere dopo 30metri sarete ancorati saldamente. Andate a verificare con la maschera.

Una tecnica da conoscere è l’uso del grippiale, cioè un para bordino che viene messo con una cima galleggiante e che serve per aiutarsi a recuperare l’ancora, in caso che si incattivi, in quanto viene sfilata dal davanti, cercando di rovesciarla (facile a dirsi, ma da provare). Si può fare dal gommoncino, ma portarsi una persona da tenere a prua per controbilanciare il vostro peso, più quello dell’ancora.

Una manovra che pochi sanno fare è ancorarsi con cime a terra. Se avete un equipaggio ridotto o non siete agili come un volta, vi lascio questa tecnica che ho sviluppato nel tempo, per due persone.

Il comandante, (che poi è quello che critica il lavoro altrui), individua un posto dove potersi ancorare (in genere il vento viene dalla costa, cioè da poppa). Calerà il canottino con una cima di 30 metri ed un parabordo, quindi cederà il governo ad un membro del suo equipaggio. Mentre la barca si tiene in posizione o compie dei cerchi in rada, il comandate scenderà a terra e fisserà un capo ad un roccia od a un albero e quindi, si porterà in direzione della barca. La cima si adagerà sul fondo ed il parabordo starà al vento, lontano da riva quanto basta per non urtare il timone, grazie al vento.

Tornado a bordo, si compierà un ancoraggio,allineandosi sul nostro grippiale di poppa, che sarà recuperato con il mezzo marinaio e ci permetterà di fissarci di poppa.

Mentre il comandante è sceso con il canottino, avrà anche avuto modo di controllare com’è il fondale. Provate è una tecnica sicura, che non trovate sui manuali.

LA PRESA DEL GAVITELLO

Può essere un operazione semplice o complicata, tutto dipende da come arrivate sul gavitello e da come è fatta la vostra barca (bordo libero alto), se il gavitello si solleva e si tira a bordo, oppure è necessario infilare una cima nella boa. Non sempre si può sapere cosa ci aspetta, ma una volta ormeggiati andare a controllare a cosa siete attaccati:catene arrugginite, cime consumate, grilli piccoli o blocchi di cemento insufficienti, sono la causa di perdita della barca più frequente.

Dovrete fare una ricognizione o valutare come sono ormeggiate le altre barche e quindi preparavi di conseguenza. Se dovete recuperare il corpo morto, portatevi oltre la boa con la barca, in genere per circa un terzo della lunghezza, non oltre. Sollevate il corpo morto, e contemporaneamente fermate la barca, tenendo la retro al minimo e ovviamente la prua al vento. Fissate la cima in bitta e aspettate che la barca finisca il suo brandeggio prima di aggiustare l’ormeggio. L’errore che può capitare è di passare sopra al corpo morto o di traversarci sopra…Non insistete, lasciate la preda e rifate la manovra, rischiate di cadere in acqua o di rompere il mezzo marinaio.

Se dovete infilare una cima e non riuscite di prua, avvicinatevi di poppa  e se avete una plancetta o uno specchio di poppa attrezzato, vedrete che la manovra sarà più comoda. Portate poi la cima, che dovrà essere molto lunga a prua e seguite i movimenti della barca aiutandovi con motore e timone.

Il timone deve rimanere in centro una volta che avete finito la manovra, o la barca avrà un movimento diverso dalle altre. Ormeggiatevi sempre con barche della stessa lunghezza.

L’APPROCCIO IN RADA

  1. Leggere il portolano
  2. Valutare la direzione del vento e la densità di barche
  3. Cercare di mettersi per ultimi, vicino alle barche con lunghezza simile, che avranno calumo analogo
  4. Se il vento è variabile come direzione, chiedere ai vicini dove ritengono sia posizionata la loro ancora e se ognuno ha posizione diverse, allontanarsi prima di calare la propria (tenere quindi in ampio margine di sicurezza. In questo caso è consigliabile anche aspettare 20min per vedere come le barche si orientano (Ad esempio una barca a chiglia lunga si muoverà più lentamente di una da regata)
  5. Calare l’ancora sul fondo tenendo la prua al vento, in genere su un fondale di 4-5m, avendo valutato che non vi siano secche, scogli e abbiate margine di calare successiva catena
  6. Una volta che l’ancora è sul fondo, dopo aver calato 4-5m di catena iniziare a dare retro al minimo o a circa 1200 giri motore per far prendere l’ancora. Minimo calumo 3 volte il fondale, poi ne lascerete 5 volte.
  7. Fermate catena ed una volta che l’ancora ha agguantato testare per 3 minuti la tenuta a 1800-2000 giri in retromarcia
  8. Scaricare la tensione dal barbotin con una cime da agganciare alla catena e riportare in bitta
  9. Se baia affollata mettere i parabordi
  10. Eventualmente mettere allarme GPS o Eco o montare la guardia se previsto vento forte. Monitorare anche i vicini e tenere una tromba a portata di mano.

CONCLUSIONI

L’ancoraggio resta quindi una delle manovre più importanti da saper fare e dipende , non solo dallo skipper, ma dall’ancora, dalla barca, dal fondo e dalla profondità. Molti conoscono che la buona regola prevede di calare una lunghezza di catena (calumo) di almeno 5 volte il fondale, ma è chiaro che questo è solo un suggerimento. Se avete una barca che brandeggia molto o che bolina all’ancora, non basterà e quindi sarà necessario avere un ancora più pesante. Anzi dato che nelle rade c’è sempre meno spazio, un mio consiglio è di mettere un ancora di un taglia superiore, così potrete risparmiare qualche metro di catena.

Le catene possono essere in acciaio zincato o in acciaio inox. Quest’ultima è in genere più debole, ma chiaramente priva di ossidazione. Non dimenticate mai di controllare il vostro giunto e di assicurare la catena con una cima, alle bitte, svincolando dagli sforzi il salpaàncora. Ricordatevi inoltre che l’ancora va ben fissata con una cima al pulpito quando in navigazione o le onde ve la possono scardinare dal musone. Parola di marinaio.

Davide Zerbinati

Architetto Navale e Ingegnere Nautico specializzato in barche in alluminio è un riconosciuto perito nautico e appassionato velista di seconda generazione, ha collezionato molte miglia in Mediterraneo.
Autore del libro “Lavori a Bordo” e conduttore del serial Tv “Lavori in barca”.
Davide Zerbinati

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